Anekdoten: “Vemod” (1993) – di La Firma Cangiante

Parola d’ordine: malinconia. Sicuramente l’aspetto meglio riuscito e più ricorrente nell’album d’esordio dei Anekdoten è proprio quello del sentire malinconico così ben palesato dalla musica, dai testi e dal cantato di Jan Erik Liljestrom, dalla sua voce flebile e pacata. Un aspetto che si concretizza al meglio nella splendida ballata triste Thoughts in absence, struggente resa totale nei confronti della vita, uno dei brani più lineari (con una bella coda) e brevi dell’album, uno dei due a rimanere sotto i sette minuti di durata media. I passaggi inquieti dell’album sono affidati invece ai numerosi inserti di prog nervoso in stile crimsoniano e al riuscito artwork darkeggiante che tanto richiama alla mente la copertina di “Black Sabbath”. Una figura misteriosa in un prato incolto su tonalità blu violacee, sparuti alberi e un casolare sullo sfondo. Una sedia a dondolo con una vecchia bambola e una strana coltura di ferri da stiro. Un luogo dove nessuno vorrebbe ritrovarsi in sul calar della sera. Come dicevamo, a parte gli stacchi di prog nervoso, i cambi di tempo e i ricami di chitarra apportati da Nicklas Berg, sono le atmosfere del freddo nord a caratterizzare in maniera positiva “Vemod”, sin dall’intro della strumentale Karelia, opening track che con incedere ciclico inizia a svelare alcuni dei volti del progetto Anekdoten. Tra l’altro sembra che “Vemod” in svedese significhi proprio qualcosa di molto simile a “malinconia”; e quale elemento è più vicino all’essere emblema di malinconia, se non la distesa infinita del mare, presenza che ricorre nei testi della Band come compagno e come avversario, veicolo di solitudine e destinazione finale. Non manca nelle composizioni del Gruppo qualche passaggio prolisso che sarebbe stato facilmente abbreviabile ma nel complesso l’album dimostra una buona tenuta d’insieme anche dopo ripetuti ascolti. Gli Anekdoten non mancano di incisività, sanno proporre alla bisogna una pulsante base ritmica dettata dal basso di Jan Erik Liljestrom e dalla batteria di Peter Nordins, oppure addolcire la loro proposta con i passaggi acustici della chitarra di Nicklas Berg; ad arrotondare i suoni ci pensano, poi, il violoncello e il mellotron, gestiti con sapienza da Anna Sofi Dahlberg, e il pianoforte suonato dal musicista aggiunto, Per Wiberg. Ultimo ma non ultimo Par Ekstrom che con i fiati va ad arricchire pezzi come The Flow.

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Nicklas Berg: chitarra, mellotron / Anna Sofi Dahlberg: violoncello, mellotron, voce
Jan Erik Liljestrom: basso, voce / Peter Nordin: batteria, percussioni
con: Per Wiberg: piano / Par Ekstrom: cornetta, flicorno soprano

01  Karelia / 02  The old man & the sea / 03  Where solitude remains 
04  Thoughts in absence / 05  The flow / 06  Longing / 07  Wheel
08 Sad Rain (solo nel disco per il mercato giapponese).

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