Andy Fredman: “Pieces Of Paper” (2018) – di Marco Valerio Sciarra

Quando si prova a sollevare delicatamente dei piccoli pezzetti di carta sparsi sul pavimento si può percepire, nel loro biancore striato d’inchiostro, la leggerezza assoluta dei coriandoli, oppure la pesantezza polposa dei brandelli di cuore. Perché anche i piccoli frammenti di carta possono contenere colori, emozioni, pulsioni. Se soltanto si prova a leggere una frase contenuta in uno di quei fogliettini strappati, anche solo una parola, o parte di una parola, si ritrova un’atmosfera, un ricordo, una sensazione che nel loro insieme e nella loro stratificazione possono allestire lo spettacolo della vita. Una lacrima versata per una sconfitta o per una perdita. Quei passaggi esistenziali fondamentali, intrisi di sbagli, che hanno portato alla propria consapevolezza. La scoperta che la vita non sempre riserva carezze e che, certe volte il gioco si fa duro, sempre più duro, tanto da costringere a misurarsi con la propria debolezza. Quel tremolio della mano di quando con la penna annotavi un pensiero per provare inutilmente a racchiudere il senso dell’innamoramento. Il desiderio e lo smarrimento. Entrambi guidavano attraverso le cinque porte che conducevano al Paradiso. Sono proprio sei pezzi di carta, “Pieces Of Paper”, che Andy Fredman ritrova nell’arco di un lunghissimo tempo per corredare il suo disco d’esordio. Idee metabolizzate a lungo e che riportano il suo mondo artistico. Un mondo costituito da una passione smisurata per le sonorità degli anni sessanta/settanta di un certo Rock d’autore anglosassone con venature Pop. Infatti gli arrangiamenti ricalcano alla perfezione questo gusto vintage, sospeso tra il sogno e la malinconia. L’uso della voce, sempre delicata, mai sguaiata o invasiva; l’utilizzo dell’inglese sia per i testi che per la firma… che nasconde la sensibilità umana del cantautore bolognese Andrea Cavedagna. Registrato e curato insieme al fonico e amico Angelo Epifani, si avvale della collaborazione di musicisti affermati come Pecori Greg (basso elettrico), Simone Cavina (batteria), Enrico Pasini (fiati), Vienna Camerota, Giacomo Serra, Nicolò Ugolini e Michele Foresi (quartetto d’archi), Stefano Banchelli e Nicole Bortolotti (cori). Tutti loro hanno saputo creare quella leggerezza da coriandolo che plana e svolazza nell’aria, trascinato dal minimo spiffero di corrente, portandosi dietro il peso delle emozioni.

Tracklist: 1. It’s Only A Cry. 2. The Awareness. 3. The Show. 4. Birth Of The White King.
5. Five Doors To Heaven. 6. The Hardest Game.

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