Andrea Zanza Zingoni: “Dormire sonni tranquilli” (2019) – di Ignazio Gulotta

Andrea Zingoni ha alle spalle una ventennale attività sia come musicista che come filmaker, ma sempre svolta ai margini del mercato, o, come si sarebbe detto una volta, nei meandri dell’underground. Ora approda al suo primo lavoro solista, un’autoproduzione svolta in assoluta indipendenza e registrata nello studio casalingo dell’artista insieme a un fidato gruppetto di amici e collaboratori. Già il titolo, ”Dormire sonni tranquilli” e l’artwork, colori tenui e delicati tendenti al grigio, foto sovrimpresse e sfumate, ci indirizzano verso il clima prevalente nel disco: atmosfere notturne sognanti e dilatate, senso di serenità e di tranquilla e intima riflessione. Il suono argenteo del glockenspiel introduce lo strumentale C’era una Volta, brano di apertura dell’album e ci trasporta in un’atmosfera fiabesca e trasognata confermata poi dal pianoforte, dal synth e dal flauto di Simone Morgantini, traccia non lontana da influenze prog.
Naufragheremo è il primo brano cantato, con un arrangiamento sottilmente inquieto ad accompagnare un testo riuscitissimo fra sconfitte dell’oggi e speranza in un domani indefinito «un giorno sai naufragheremo / E finalmente arriveremo». La canzone, il modo garbato, non gridato, leggermente ipnotico di cantare di Zingoni mi hanno ricordato il Claudio Rocchi di La realtà non esiste. Caratteristica che si ritrova anche altrove, come ne Una domenica, brano impalpabile e psichedelico. La successiva Dirigibili e Rivoluzioni conferma l’ispirata vena cantautoriale di Zingoni, qui venata di immagini oniriche («afferravi con le mani / tutti i cieli della terra come fossero lenzuala») per parlare in una ballata ariosa di disillusioni e sogni infranti.
Reti e Pareti ci parla di lontananze, partenze, scomparse… con un ritmo cadenzato e incalzante come i treni che ci portano via chi si ama. In Milioni di Anni si riflette con distaccato fatalismo sulla condizione umana, mentre la scoppiettante title track si avvale delle percussioni tribali di Enzo Panichi. Un arrangiamento fortemente evocativo e irreale, grazie in particolare alla slide di Damia
no Innocenti e all’impasto sonoro fra chitarra elettrica e acustica, rende magica e un po’ cupa l’atomsfera di Terza Persona.
Chiude un altro strumentale, La marcia dei sonnambuli, forse non è poi così facile dormire sonni tranquilli, introdotto da un arrangiamento ipnotico e nervoso fra pianoforte, conga, elettronica e col violoncello di Alice Chiari che diventa protagonista nel finale, il tutto intramezzato da un coro di bambini che si cimenta in una ninnananna. “Dormire Sonni Tranquilli” (Dischi Bischeri 2019) è opera elegante e preziosa, chiede di essere ascoltata accostandosi con lo stesso garbo e delicatezza che Zingoni ha messo nel realizzarla, allora si apprezzeranno in pieno l’eleganza e la ricchezza degli arrangiamenti, la qualità dei musicisti coinvolti, la forza evocativa e immaginifica dei testi, dentro i quali molti riconosceranno le loro stesse ansie, speranze, paure, sogni, desideri nei quali ci dibattiamo mentre viviamo «in questa miseria vestita di splendore».

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