Anathema: “A natural disaster” (2003) – di La Firma Cangiante

Sembra quasi impossibile che la stessa band capace di comporre un album delicato, malinconico, struggente e romantico come “A natural disaster” abbia mosso i suoi primi passi (anche con buon seguito e successo) nell’ambito del death metal con venature doom, proponendo pezzi con tanto di cantato in growl e tutte le caratteristiche del genere. C’è da dire che già nell’album d’esordio si potevano ascoltare voci eteree e belle aperture melodiche, possibili indizi degli Anathema a venire, certo che il passo fatto da “Serenades” (1993) a questo “A natural disaster” (2003) non è stato corto (ma nemmeno più lungo della gamba, anzi). Un viaggio intenso quello offertoci dalla band dei fratelli Cavanagh, denso di emozioni dalla prima all’ultima nota e in perfetto equilibrio tra ottime atmosfere strumentali di raccordo e picchi altissimi di grande bellezza. Un album per alcuni versi incline al pessimismo o forse solo a una visione lucida delle cose della vita, della perdita e dell’abbandono, dell’amore; un album capace di toccare corde profonde e di provocare meraviglia: caratteristiche tanto ardue da esplicitare a parole quanto infinitamente preziose. Se le atmosfere dolci e malinconiche la fanno da padrone, gli Anathema non disdegnano di tanto in tanto di adoperare suoni distorti e più ruvidi, così da bilanciare ancor meglio la gamma di emozioni proposte all’ascoltatore, emozioni veicolate anche tramite passaggi ipnotici, piccole variazioni e crescendo incisivi. Anche quando le liriche non lasciano ben sperare il crogiolarsi tra le note di questo disco non può che riempire il cuore. Una riflessione sulla vita, sul dolore che essa può provocare, sul suo senso ultimo o sulla mancanza di esso, tra voci effettate e siderali o fievoli e dolcissime, tra chitarre semplici e struggenti che esplodono in brani incantevoli capaci di provocare brividi come la splendida Are you there? Poi la voce di un bambino, il verso di un gabbiano, un passaggio delicato, tutto sembra tornare su toni più ottimistici ma, ecco il basso teso, il ritorno allucinato al metal (anche se non proprio quello delle origini) che ti trascinano in un vortice di paranoia prima della sorprendente rivelazione di una sublime voce femminile che spicca alta proprio perché poco sfruttata e ben dosata. Le perle in quest’album non sono così rare (Are you there?, A natural disaster, FlyingElectricity). Un album degnamente chiuso da una predominanza di piano nell’unica vera composizione strumentale del disco, Violence. Al di là di ogni genere, semplicemente gran bella musica.

Vincent Cavanagh: voce, chitarra. Daniel Cavanagh: chitarra, voce, tastiere. Les Smith: tastiere.
Jamie Cavanagh: basso. John Douglas: batteria. Lee Douglas voce.

Tracklist: 01  Harmonium02  Balance03  Closer04  Are you there?
05  Childhood dream06  Pulled under at 2000 metres a second.
07  A natural disaster08  Flying09  Electricity10  Violence.

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