Ana Popović: “Live For Live” (2020) – di Maurizio Celloni

È sempre il caso a indirizzare le nostre vite. Ciò che toccò ad Ana Popović fu di avere un padre appassionato collezionista di blues che mise assieme una notevole raccolta di dischi dalla quale, fin dalla sua nascita il 13 maggio 1976, la piccola Ana trasse linfa e ispirazione che la portarono ad appassionarsi alla musica, dal blues al funky, dal soul agli autori di straordinarie ballate. Nella sua casa a Belgrado le capitava spesso di vivere le emozioni di lunghe jam-session che il padre organizzava con amici musicisti. Ana ascoltava e faceva tesoro dei primi rudimenti delle tecniche di chitarra e canto. Ora è un’affermata musicista, peraltro molto attenta al mercato e all’immagine; il suo aspetto – è una bella signora – l’aiuta nella confezione delle copertine dei suoi dischi, molto curate. E la sostanza, vi chiederete? Ebbene, l’ascolto dell’ultima sua fatica pubblicata nel maggio di quest’anno, “Live For Live” (ArtisteXclusive Records), contenente la registrazione del concerto tenutosi il 2 novembre 2019 al Centre Cultural Albert Camus di Issoudun, Francia, nell’ambito del Festival de Guitares che prende il nome della località, evidenzia una potenza musicale notevole, spaziando tra funky, soul, accenti di blues, suo primo amore, e jazz da atmosfera”, raffinato ed elegante.
Alla chitarra solista se la cava magnificamente con l’utilizzo del wah wah ma anche inanellando talvolta la slide. Si fa accompagnare da una band di gran livello, composta per una metà da musicisti italiani di formazione jazzistica. Certo, siamo lontani dalle atmosfere malinconiche ed essenziali del blues primigenio, ma il prodotto risulta piacevole all’ascolto, con buona pace dei puristi. Oltre alla maestria manifestata con la sei corde, Ana Popović sfodera una gran voce che, per alcuni tratti, ricorda quella di Beth Hart, carica com’è di grinta e groove. Ma andiamo con ordine: il disco inizia con Can You Stand The Heat, un funky dal potente incedere di basso, batteria, voce e chitarra a condurre il bel pezzo che avrà sicuramente riscaldato il pubblico presente al concerto. A seguire Object Of Obsession, sempre sul terreno del funky con venature soul. Nel brano si fa apprezzare la band di notevole spessore. La terza traccia è Love You Tonight, nella quale i fiati, suonati da Claudio Giovagnoli al sassofono e Davide Ghidoni alla tromba, rincorrono i voli chitarristici della leader. La successiva Train è una ballata soul molto ben interpretata da Ana, che si esprime con canto accorato e una voce espressiva e potente.
Long Road Down, quinto pezzo, si fa apprezzare per la chitarra, con effetto wah wah a tenere il ritmo, e il basso che si avventura in un assolo pungente. Tastiere e chitarra sempre in evidenza a comporre un amalgama di suono avvolgente. Con New Coat Of Point ci si avvicina alle atmosfere di New Orleans e dintorni. Piano, tromba e sassofono si prendono lo spazio solistico prima del finale affidato alle agili dita della leader. Johnnie Ray, settima traccia, è una bella e profonda ballata blues nella quale emergono le tastiere di Michele Papadia, la chitarra e la voce intense della serba. La successiva Can’t You See What You’re Doing To Me, composta da Albert King, vede la sezione ritmica girare a mille. Un bell’assolo del batterista Jerry Kelley impreziosisce il brano. Mi piace pensare che la Ana Popović non solo omaggi un grande del blues, ma ricordi anche le serate ad ascoltare musica con il papà, sognando di emulare gli eroi musicali che giravano sul giradischi di casa e agitavano i coni delle casse acustiche paterne. Segue un altro brano funkyFencewalk, tratto dal repertorio dei Mandrill, una band funky/soul di New York fondata nel 1968.
Il pezzo rende appieno la notevole capacità tecnica dei musicisti e l’assolo di Ana sorprende per qualità e ricchezza. Il brano successivo, If Tomorrow Was Today, brilla per la chitarra slide della capobanda. La composizione, dal sapore funky soul, scorre piacevolmente sorretta dalla notevole caratura della band. Brand New Man è l’undicesima traccia, un up-tempo con fiati e tastiere in bella evidenza. Il brano prosegue con un intenso assolo. Lake It On Top è un bel rock con tastiere, chitarra e fiati a rincorrersi e dà l’occasione alla bionda chitarrista serba di presentare la band, musicisti davvero molto bravi. Con Lasting Kind Of Love, tredicesimo brano, e il successivo Mo’ Better Love, ci si tuffa ancora nel funky dalle venature soul. Molto ben suonati ma, a mio parere, i meno interessanti del disco. Musica d’atmosfera che non aggiunge niente ma neanche toglie qualità al lavoro.
L’ultima fatica di “Live For Live” mi riporta in territori più congeniali ai miei personalissimi gusti: How’d You Learn To Shake It Like That, composta da Snooky Pryor, vede una scatenata Popović alla slide, assecondata alla grande dalla band. Veramente un finale di concerto e di disco trascinante. Questo lavoro ha il pregio di essere molto ben confezionato, e la qualità della registrazione è elevata. Certo, se si associa la parabola artistica di Ana Popović alla categoria del blues si rischia di esserne delusi, ma la sua musica, fortemente influenzata da funk e soul, merita comunque un ascolto scevro da qualsiasi pregiudizio. Si potrebbe così scoprire una musicista dotata di una straordinaria qualità tecnica alla chitarra, di una voce espressiva e potente e di un’autrice di ballate godibili fino all’ultima nota. Se poi si tratta della registrazione del concerto che celebra i 20 anni di attività di Ana, la sensazione che si prova è di avere tra le mani la parabola artistica che dalla bambina che scopre la buona musica alla fine degli anni 70, l’ha portata ad essere la musicista attuale, maturando la consapevolezza di essere una splendida e grintosa “funky woman“. Citiamo, per doverosa completezza, i componenti della Ana Popović Band
Ana Popovic chitarra e voce. Michele Papadia tastiere. 
Claudio Giovagnoli sassofono. Davide Ghidoni tromba.
Buthel basso e cori. Jerry Kelley  batteria e cori.

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