Ana Popovic: “Like It on Top” (2018) – di Ignazio Gulotta

Tutto dipende da cosa si chiede alla musica, se volete un prodotto ben suonato, ben arrangiato che esalti le qualità del vostro impianto e che vi accompagni in alcuni momenti della giornata aiutandovi a rilassarvi e come un ingrediente per rendere più gradevole i vostri drink, allora “Like It on Top”, ultima fatica della brava chitarrista serba Ana Popovic, funzionerà benissimo alla bisogna. Infatti, giunta al suo ottavo album in studio, preceduto dalla faticosa impresa di un album triplo“Trilogy” del 2016 – che aveva rappresentato il punto più alto della sua carriera, la bella chitarrista e cantante sembra essersi concesso un momento di pausa, un album di pura maniera, ma di non eccelsa ispirazione. Anche la produzione affidata a Keb’ Mo ha prescelto una linea molto pulita, una confezione tanto impeccabile quanto fredda. Gli arrangiamenti puntano decisamente sulla chiave di un soul venato di funk che è oggi, sul mercato musicale internazionale, una delle possibili chiavi di un eventuale successo commerciale. Lo stesso Keb’ Mo ha scritto la quasi totalità dei brani insieme ad Ana Popovic e il suo apporto appare davvero decisivo nella realizzazione dell’incisione. “Like It on Top” contiene dieci canzoni legate da un filo comune, tanto da poter parlare di un concept, costituito dal tema delle donne e del loro diritto e della loro determinazione ad avere successo ma, anche in questo caso non si pensi assolutamente a una radicalizzazione del messaggio, anzi l’argomento è affrontato prescindendo da qualunque tematica politica, sociale, economica o sessuale. Come la chitarrista ha dichiarato. “Non sono una di quelle odiatrici degli uomini che pensano che le donne debbano governare il mondo intero. No. Abbiamo bisogno degli uomini. Si tratta di cambiare l’idea globale che qualsiasi lavoro che prima era riservato solo agli uomini, può essere fatto anche da una donna.”, come si vede un discorso molto moderato che non mette in discussione i meccanismi del potere, ma reclama il diritto delle donne di partecipare al potere, al successo. Esemplificativa è la title track, nel cui testo si sostiene l’importanza che dietro ogni donna di successo ci sia anche un uomo che creda in lei, che sia convinto che anche le donne posano assumere ruoli forti e dirigenziali. Così come Honey Is My Home, brano peraltro musicalmente davvero scialbo e scontato, è dedicato a quegli uomini che rinunciano alla propria carriera in favore del successo professionale della loro compagna. Come si vede tematiche buone per riviste patinate e inconcludenti dibattiti sulle donne in carriera che banalizzano decenni di lotte delle donne per l’emancipazione. Tornando alla musica e detto che al disco partecipano anche Robben Ford in due brani e Kenny Wayne Shepherd nella sua cover di Sexy Tonight, aggiungiamo a quanto accennato prima che il disco risulta fin troppo levigato, manca di autentica energia e sudata fatica per rendere la sua opzione funk/soul niente più che un involucro e il blues della chitarra di Ana Popovic un bell’esercizio di stile che manca di quello che è il sale di qualunque musica: la vita vissuta, con i suoi alti e bassi, le sue sofferenze, le sue gioie.

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