Amanda Petrusich: “Do Not Sell At Any Price: The Wild, Obsessive Hunt for the World’s Rarest 78rpm Records” (2014) – di Govind Singh Khurana

Collezionismo estremo. Un mondo chiuso, “esoterico” per scelta, che necessiterebbe studi approfonditi, nei più svariati ambiti. In quello musicale si realizza nelle più svariate forme e in Italia abbiamo diversi generi autoctoni di culto, dal progressive all’hardcore passando per colonne sonore e library music, giusto per limitarci ad alcuni. Tra tutti i supporti fonografici in circolazione, ho l’impressione che nel nostro paese il 78 giri sia piuttosto ignorato, forse perché troppo spesso associato a lirica, operetta o comunque produzioni nazionali, al massimo qualche titolo Jazz e non a causa delle sue caratteristiche che trovo ricche di fascino. Il mio primo vero incontro con la magia del 78 giri è avvenuto nel gennaio del 2014, a Tblisi, Georgia, con 10 gradi sotto zero, in un mercatino dove uno splendido grammofono sovietico a valigetta del 1932 suonava Besame Mucho su etichetta di stato Melodiya, ricordando che è possibile riprodurre meccanicamente il suono senza utilizzo di corrente elettrica, e questo suono ha una sua vitalità molto particolare. 200 dollari, avrei potuto anche trattare ma non l’ho preso perché sarebbe stato l’inizio di una passione molto pericolosa, dal punto di vista finanziario. Perché accontentarsi di quello che offre il mercato italiano e non andare a cercare Leadbelly, Blind Wille McTell, Blind Lemon Jefferson? Meglio rinunciare, non avrei mai potuto trovare quello che cercavo, non senza rovinarmi… e qui ci colleghiamo con il libro di Amanda Petrusich, scrittrice e giornalista americana poco più che trentenne, che ha scritto il volume in questione, riuscendo ad inserirsi e a entrare in contatto con alcuni dei collezionisti più assidui; un ambiente esclusivamente maschile e spesso e volentieri geloso dei propri segreti. La narrazione è veloce, attenta e molto coinvolgente, ed è un merito riuscire a trasformare la ricerca di dischi in mercatini, soffitte abbandonate e luoghi improbabili, in qualcosa di avventuroso.
Solo chi ha questa “malattia” può capire, e sembra che la scrittrice ne sia stata colta di una forma acuta. Il mondo dei 78 giri negli Stati Uniti ha un fascino differente, in un periodo che inizia con l’invenzione del grammofono e termina con la crisi del 1929. La musica registrata in questo lasso di tempo ha avuto una diffusione contagiosa: non solo classica, lirica, ovviamente jazz, ma anche le musiche delle numerose comunità immigrate all’epoca in America, il folk e, su tutti, il blues. Sarà poi la crisi economica a decretare la fine di molte etichette e a ridurre drasticamente la produzione, eliminando quelli che venivano chiamati “race records”, ovvero dischi di folk e blues per il sud rurale. In questa ricerca il premio può essere particolarmente alto, perché non si tratta solo di dischi rari ma anche di veri e propri master dimenticati, registrazioni magari inedite o take differenti, che spingeranno l’autrice a dotarsi di brevetto da sub e a tuffarsi nelle acque fangose del fiume di fronte a quella che era la fabbrica della Paramount, in cerca dei master perduti. Non mancano poi nel libro descrizioni di collezionisti “storici” americani e di personaggi al limite dell’incredibile come i frequentatori del Jazz Record Center di Manhattan, negli anni 40 un negozio all’avanguardia, divenuto poi rifugio di tutti i più eccentrici ricercatori di dischi, alcuni anche a livello patologico; in ogni caso, persone di grande conoscenza che hanno contribuito a conservare e recuperare un patrimonio musicale che in molti casi sarebbe andato perduto e, senza questo, altra musica non sarebbe nata. Un libro che può essere d’aiuto come spunto anche per i più accaniti cercatori, perché si impiegano tecniche davvero scientifiche, ricerche al limite dell’archeologia. Forse questo può essere applicato in Italia solo su altri generi musicali, ma il vero cercatore non esclude mai alcuna opportunità. Recentemente in un mercatino ho visto dei cataloghi (praticamente una fanzine ciclostilata) degli anni 70 americana, con quotazioni di 78 giri rari e, a logica, i dischi non dovrebbero essere distanti… speriamo

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