Altro che orgasmo – di Irene Spagnuolo

Virtù e perversione due:Altro che orgasmo”
Malena sentiva che sarebbe arrivato un uomo con un fascio di rose scarlatte. Lasciò l’uscio addirittura socchiuso, avrebbe sentito il profumo arrivare dalle scale su un passo sicuro e cadenzato. Lui, un signore di mezz’età, sarebbe stato ingessato in un doppiopetto con la cravatta bordeaux tesa come se avesse del piombo in fondo e il fazzoletto dello stesso colore nel taschino sinistro. Il cappotto appena poggiato sulle spalle, il Borsalino nero in testa e il pugno destro fermo sul fascio di rose; le sembrava di vedere tutto distintamente, come se l’avesse già davanti agli occhi. Lei conosceva gli eventi prima che accadessero perché era la sua voglia, la sua ostinata voglia, a determinarli. Funzionava come un richiamo, una calamita, un incendio che attrae e brucia tutto e tutti. Si preparò con un completo intimo di seta bianca, i lunghi capelli mossi color miele sciolti sulla schiena. Sistemò la abat-jour in modo che la centrasse di un bagliore vivo. Come sempre scrisse i suoi pensieri umidi bagnandosi di eccitazione.
Mi porterà le rose perché vorrà sfiorarmi con i loro petali, colpirmi con le loro spine.
Si spoglierà ripiegando e appendendo ogni indumento con cura maniacale.
Mi fisserà burbero, silente, inquieto e, mentre io mi rotolerò nella mia nudità pronta e impaziente, lui non farà che guardarmi con un leggero disprezzo negli occhi, seduto sulla poltrona accanto al letto.
Prenderà il cazzo ritto e gonfio in mano e andrà su e giù, lentamente, poi un po’ più forte fino a urlare “lo vorresti vero, cagna?” un urlo strozzato perché sarò già cavalcioni su di lui e avidamente lo prenderò dentro di me mentre la mia bocca incontrerà la sua. Prenderà le rose appoggiate ai piedi del letto, accarezzerà e poi ferirà con loro i miei seni turgidi. Mi piacerà tanto da implorarlo di continuare. A quel punto getterà le rose a terra, mi alzerà da lui scaraventandomi sul letto per poi ordinarmi di “finire il lavoro” con la bocca. Il suo cazzo in bocca e lo sperma generoso che gli farò spruzzare sarà un lavoro. Già, un lavoro dirà. Premerà forte la sua mano sulla mia testa godendo con i grugniti di un maiale poi me la scosterà tirandomi i capelli: “se tu non hai goduto, arrangiati da sola”Raccoglierà le rose e me le butterà addosso. Si rivestirà con scrupolo, senza più dire una parola. Mi alzerò per sistemargli il cappotto sulle spalle e, dietro di lui, leggerò a voce alta questi pensieri.
Un maschio avvezzo a pagare il mestiere, poco abile a giocare con il sesso e ancora meno a lasciarsi travolgere dall’arte erotica della complicità. Un uomo duro, incapace di dare piacere e avido di averne, con quella tragica maschera dell’eleganza e del dono galante che nascondevano un prurito scabroso, urgente, sporco. A suo modo però anche lui, come tutti ogni sera, voleva stupirla. La sua arma era quella fermezza virile, scontrosa, maledetta che forse celava una voragine, una disperazione, una solitudine. Chissà. Non fece in tempo neppure a pensare che versi le avrebbe ispirato, sentì il profumo e i passi. Forse una poesia di amore malato. Si allargò in uno dei suoi dolcissimi sorrisi dal letto su cui stava semi seduta, con il diario dei pensieri umidi ancora in grembo. Lui le lanciò un’occhiata sbieca. Era un signore di mezz’età, ingessato in un doppiopetto con la cravatta bordeaux tesa come se avesse del piombo in fondo e il fazzoletto dello stesso colore nel taschino sinistro. Il cappotto appena poggiato sulle spalle, il Borsalino nero in testa e il pugno destro fermo sul fascio di roseSi avvicinò al letto, poggiò le rose e prese a spogliarsi, sistemando ogni indumento con diligenza esasperata. Sedette sulla poltrona, fissandola burbero, silente, inquieto e con un leggero disprezzo negli occhi mentre Malena rotolava nella nudità pronta e impaziente. Pronunciò le scarne parole e si comportò come Malena aveva previsto. Si era interrotta, non aveva scritto quale reazione avrebbe avuto a sentire i pensieri umidi. Quando lei con voce cheta e soave li scandì alle sue spalle l’uomo si voltò, la guardò dritto negli occhi con uno sguardo sconvolto: “Ti credevo donna da sbattere e umiliare, serva di un qualsiasi piacere. E invece…Allora è vero, è vero che siamo noi tuoi schiavi, al servizio delle poesie erotiche? Voglio dunque conoscere i versi che scriverai ora!” 
“Caro mio, sarò sempre vorace, di piacere. Godere e scrivere poesie sono le mie ragioni di vita. Con te, ahimè, mi è data solo la seconda cosa”. Una scudisciata avrebbe fatto meno male, al miserabile addobbato a festa. “Posso rimediare, Malena… Ho visto come hai sgranato gli occhi davanti alla bestia che la natura mi ha messo in mezzo alle gambe, la tua figa poi, aveva una foga che pareva volesse inghiottirla. Mi hai cacciato la lingua in gola come una vecchia troia con un ragazzino da sverginare. Taccio, poetessa, su come me l’hai succhiato”
“Non disturbarti, mi arrangio da sola. L’alcova è dolce e inebriante, con le mie dita sapienti. Sanno comporre versi e toccare le corde giuste”, rispose portandosi la mano destra nelle mutandine di seta bianca e spingendolo fuori con la sinistra. “Malena!” Attraverso la porta ormai chiusa Malena disse ridendo: “Ti svelo il titolo: Altro che orgasmo!”.

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