Altin Gün: “Gece” (2019) – di Ignazio Gulotta

Sono giovani, amano appassionatamente il rock e il folk anatolico, quello di Bariş Manço, Erkin Koray, Moğollar, vivono ad Amsterdam, ma gli Altin Gün sono una band composta da tre olandesi e tre turchi, e ci sanno meledettamente fare, tanto che in soli due anni di carriera hanno ormai un seguito sostenuto fra gli appassionati, grazie non solo a due album bellissimi – il precedente è “On” (Bongo Joe 2018) – ma anche a una presenza scenica che fa dei loro live uno dei più trascinanti ed eccitanti in circolazione, non è un caso che facciano sistematicamente registrare il sold out. Chi scrive ha avuto modo di assistere a uno dei tre concerti di presentazione di “Gece” (Glitterbeat Records 2019), tenuto a Istanbul: è stata un’esperienza davvero fantastica, un set vibrante, energico, splendidamente suonato, con una possente sezione ritmica, mentre chitarra, tastiere e saz creano scenari psichedelici torridi e irresistibili… e poi c’è lei, Merve Daşdemir che sembra essere nata su un palcoscenico, ha la grinta e la forza trascinante dell’autentica rocker: ebbene tutto questo lo ritroviamo anche sui solchi di questo strepitoso lavoro. La Band nasce intorno all’amore per il rock turco del bassista Jasper Verhulst che, qualche anno fa, a Istanbul per dei concerti con Jacco Gardner, si è innamorato del rock anatolico e ha deciso di fondare una ensemble che a quell’esperienza si richiamasse. Nascono così gli Altin Gün, letteralmente “giorno dorato”, nome che vuol indicare gioia, felicità, quella stessa che è la matrice della loro musica che, nel richiamarsi al rock degli anni settanta, ricrea anche l’atmosfera di allegra follia di quegli anni. Naturalmente lo fanno a modo loro, scelgono in gran parte un repertorio composto da canzoni già interpretate da altri (solo Şoför Bey è un brano originale) e le rileggono con sguardo personale; così, la psichedelia di Bariş Manço, le riletture folk rock dei Moğollar, le incursioni elettroniche di Erkin Koray vengono rilette alla luce di altri stili,: dal rock elettrico e psichedleico degli anni settanta con echi di west coast, fino al funk e al synth pop. Il risultato è splendido ed eccitante, originale e travolgente. Il pop rock anatolico viene in buona parte spogliato del pathos barocco e del sentimentalismo che spesso lo caratterizza per diventare pura eversiva essenza rock. Esemplare è il modo in cui il brano Vay Dünya, portato al successo da Hüsein Turan, viene riletto, esaltando in chiave psichedelica la linea melodica e trasformando un brano essenzialmente pop in una suggestiva cavalcata rock, dove saz, chitarra e tastiere folleggiano sinuosi. Brani abbastanza brevi, riff assassini che ti si conficcano implacabili nella testa, melodie avvolgenti che contengono tutte le sensuali promesse dell’Oriente; una ritmica incalzante, vero architrave su cui si regge ogni brano le voci di Merve Daşdemir e di Erdinç Ecevit che si alternano, si mescolano creando intrecci fra nostalgia, gioia, sensualità, grinta. Sono questi i principali ingredienti della ricetta orchestrata dagli Altin Gün, oscillante fra psichedelia, folk pop, funky e indie rock. L’attacco del disco è subito fulminante, basso, batteria e percussioni impongono un ritmo palpitante e ipnotico al brano Yolcu, mentre chitarra e saz disegnano riff meravigliosamente ondeggianti; in Leyla la voce di Merve Daşdemir si muove morbida e ricca di pathos tra le impennate dei synth e della chitarra, mentre Anlatman Derdimi si ammanta di una sensualità orientale avvolgente e misteriosa, come una notte sul Bosforo e, in effetti, “notte” è la traduzione del titolo del disco. L’unico brano inedito, Şoför Bey, è uno spoken word su un ritmo funky torbido e inquieto; chiude l’album Süpürgesi Yoncadan, piccolo capolavoro dalle ritmiche martellanti, mentre il synth gioca vezzosamente con suoni che vanno dall’elettronica vintage da videogioco ai ritmi danzerecci che guardano spensierati al synth pop ma, la voce di Erdinç Ecevit ci ricorda che non siamo in terra d’Albione o teutonica: le radici restano ben piantate in Anatolia. Gli Altin Gün hanno realizzato un disco brillante, eccentrico, fantasioso, sensuale, energico… un piccolo capolavoro psichedelico che ci fa dire che è nata una grande rock band!

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