Alter Bridge: “The Last Hero” (2016) – di Claudio Trezzani

Una band formata da una delle voci rock più intense e importanti e da uno dei chitarristi metal più innovativi e geniali degli ultimi vent’anni, la si immagina costantemente ai vertici di vendite e fama. Invece, gli Alter Bridge (o i Creed con Myles Kennedy alla voce, come li chiamavano anni fa) rimangono quasi ai margini del mainstream, e la scelta di affidarsi a un’ etichetta specializzata in metal underground non aiuta di certo, anzi. La band dei succitati Mark Tremonti e Myles Kennedy, è arrivata oggi alla quinta fatica discografica, e anche in questo caso, come nel passato, il disco è di qualità superiore alla media, sempre a cavallo fra metal e melodia progressive, e più vicino alle sonorità che li aveva fatti diventare una band di culto con l’ottimo “Blackbird” del 2007Forse, però, manca l’ultimo gradino, forse quello che per i Metallica è stato il Black Album, il disco perfetto con tutti i tasselli al loro posto per farli diventare davvero topc’è sempre un leggero retrogusto di occasione mancata dietro ai loro lavori, e anche in questo caso gli Alter Bridge non fanno eccezione. Dal momento che stiamo parlando di una delle band di maggior bravura esecutiva e compositiva, da un loro disco ci si aspetta sempre il massimo. Eppure, anche in “The Last Hero” troviamo purtroppo qualche canzone prescindibile, seppur confezionata egregiamente. L’incipit dell’album, Show Me A Leader, è clamoroso e fatto apposta per rapire subito l’orecchio, un arpeggio dal sapore epico che poi sfocia in un inno da stadio, testo disilluso e musica grintosa, bellissimo il riff di Tremonti e un fantastico assolo che risulta uno dei migliori del disco. Se “The Last Hero” fosse stato un disco pubblicato negli anni 90, sarebbe entrato di diritto nel novero delle migliori uscite dell’anno… ma sono passati vent’anni da quelle sonorità e alcuni brani, nonostante la consueta verve, suonano un po’ troppo retrò, come, ad esempio, My Champion o Poison in Your Veins, costruiti su riffs che catturano immediatamente, molto open air, e concepiti apposta per suonare splendidamente dal vivo, seppur affetti da un evidente passatismo. Come sempre, la voce unica di Myles Kennedy è uno degli elementi che caratterizza fortemente “The Last Hero”, e in pezzi che alternano melodia e potenza, come Cradle To The Grave o You Will Remembered (splendido testo dedicato a forze di polizia e pompieri) il cantante originario di Boston si dimostra in gran forma. D’altra parte oggi giorno nella scena rock-metal pochi cantanti sono riconoscibili e influenti come il buon Myles: se n’è accorto anche Slash che lo ha voluto in pianta stabile nella sua band e Jimmy Page che lo aveva voluto come prima scelta per la reunion degli Zeppelin senza Plant (scusate se è poco). Emblema di tutto il lavoro degli AB è, però, la title-track, The Last Hero, costruita su stupendi riffs che si intrecciano alla melodia, il tutto supportato da una band solida e sicura di sé, testo arrabbiato e speranzoso allo stesso tempo. Una delle canzoni migliori mai scritte dalla band dai tempi di “Blackbird”In definitiva, se è vero che il mondo è sempre in attesa del loro “Back in Black”, cioè l’opera della definitiva consacrazione, di cui già si intuiscono le potenzialità fra le righe dei loro dischi di altissimo livello, è altrettanto vero che, visto il povero panorama metal attuale, possiamo tranquillamente accontentarci anche di “The Last Hero”, che alla resa dei conti suona come un gran bel disco.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA 

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