Almamegretta: “Animamigrante” (1993)- di La Firma Cangiante

Quando sul finire del 1993 viene dato alle stampe Animamigrante, primo lavoro lungo dei napoletani Almamegretta, il progetto musicale ideato dal gruppo è in piedi ormai da più di cinque anni. La formazione della Band nel corso di questi anni è stata rivista e rimaneggiata, il frontman Raiz si unisce ai fondatori del gruppo solo nel 1991, anche la materia trattata si evolve dal rythm and blues delle origini (che il grande pubblico non ha mai avuto modo di ascoltare) fino ad arrivare a quel calderone tanto capiente da contenere il dub di Bristol, spruzzate di reggae proveniente dalla Giamaica, ritmi del Nordafrica e suoni elettronici mischiati all’ingrediente principale, la melodia e il cantato di Napoli, la sua lingua e la sua cultura che in un metaforico abbraccio ingloba i vicoli di spaccanapoli come le tante terre bruciate del Sud, fino a trasformarsi in un suono dal respiro internazionale. È fuor di dubbio un bell’esordio quello degli Almamegretta, un album che ha le cose giuste da dire e la capacità di farle arrivare anche oltreconfine, traguardo non facile da raggiungere per un gruppo che si esprime al 99% in dialetto napoletano. I suoni sono però quelli giusti e la passione non manca, fattori che valgono al combo anche prestigiose collaborazioni con Massive Attack e in seguito Asian Dub Foundation. La voce di Raiz può non piacere a tutti ma il suo incedere cantilenante inframezzato a sprazzi di inatteso vigore, unito alla grande presenza fisica, caratterizza in maniera molto forte l’impatto del gruppo sul pubblico. L’album d’esordio si mantiene in perfetto equilibrio tra brani più pacati e brani ritmati, caratterizzati dal basso e dal ritmo delle percussioni di Gennaro T, le influenze europee si amalgamano in maniera perfetta con i ritmi più tribali e con l’elettronica di D.RaD. Già dalla prima traccia di Animamigrante vengono fuori i temi che stanno a cuore alla band: disagio e ingiustizia sociale, la mancanza di opportunità che affligge alcune zone del Sud Italia ma soprattutto la sofferenza dell’uomo costretto a una vita di stenti e legata alla condanna del lavoro a sfruttamento, a uso e consumo di pochi farabutti, ‘e malamente. Traspare chiaramente l’amore per le proprie origini, per il sangue, per la terra, per la propria storia, a dimostrazione che se conosci la tua storia sai da dove viene il colore del sangue che ti scorre nelle vene; e ancora integrazione e razzismo, quel fastidioso scagliarsi contro i propri simili nei momenti di difficoltà scatenando la famosa guerra dei poveri che affligge il nostro paese mentre chi è abituato a mangiare a sbafo continua a farlo impunemente. Oggi come più di vent’anni fa, quando usciva Animamigrante. A identificare in misura maggiore il legame degli Almamegretta alle proprie origini e al miracolo della vita c’è il dittico finale (bonus esclusi): Sole e Terra, preghiera e ringraziamento. Un ottimo esordio che avrà un seguito ancora più fortunato (Sanacore), album che confermerà poi anche il successo commerciale, ma questa è ovviamente un’altra storia.

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Raiz: voce / Orbit (Gianni Mantice): chitarra /Tonino Borrelli: basso /
Gennaro T (Gennaro Tesone): batteria, percussioni, drum programming /
Pablo (Paolo Polcari): tastiere, programming / D.RaD (Stefano Facchielli): programming

01 ‘O bbuono e ‘o malamente / 02 Suddd / 03 Figli di Annibale (?) / 04 Fattallà /
05 Anima migrante / 06 Sanghe e anema / 07 ‘O cielo pe’ cuscino / 08 Sole /09 Terra
10 Fattalà dub / 11 Figli di Annibale

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