“Alle foci del tempo” – di Andreas Finottis

Oggi sono andato in auto verso la punta del delta del fiume Po, dove le foci principali confluiscono nel mare. Ogni volta, questa specie di rito interiore e ciclico assume i contorni di un viaggio nel tempo. Passo per Porto Tolle, davanti alla casa dove abitavo quando mia madre mi partorì. Sul retro dell’abitazione c’erano due anziani pensionati poverissimi che vivevano in una baracca senza luce. Mio padre gli aveva tirato un filo dal nostro contatore, in modo che anche i vecchi potessero accendere l’unica lampadina che avevano, sopra l a tavola dove mangiavano. Ricordo poco di quella casa ma, in particolare, mi tornano alla memoria le fragole che crescevano nel giardino. Mi coricavo per terra a giocare e vedevo la strada che passava davanti e tutto il mondo attraverso queste piante di fragole. Ora rimane la casa ma le persone che mi ricorda sono tutte svanite. Proseguendo e uscendo dal paese ci sono una ventina di chilometri di paesaggi molto all’americana, con grandi spazi coltivati, poche case lungo la strada e tre frazioni abitate prima di arrivare alla spiaggia. Vedo case abbandonate -anche di enormi dimensioni – che una volta erano abitate. Adesso hanno sulle recinzioni improbabili cartelli “vendesi” che non sortiranno alcun effetto sugli inesistenti compratori. Non è terra come le altre, si percepisce in sottofondo l’odore di salsedine del mare, gli spazi si dilatano, si cancellano i punti di riferimento dei nostri tempi  e il loro fluire diventa sospeso. Senza ieri né domani, si fluttua con la mente come in una bolla spaziotemporale, tra lontani ricordi e realtà presente. Passo davanti a un distributore di benzina con il lavaggio auto: ha esposto un cartello con su scritto “Qui si lavano le auto con l’acqua potabile”, che sembra assurdo, ma non lo è: se pescassero con una pompa dal terreno l’acqua, invece di usare quella potabile, sarebbe salmastra e rovinerebbe le automobili. Sembra di andare in montagna andando in spiaggia, perché c’è una ripida scalinata da fare a piedi, si arrampica sull’argine gigantesco che costeggia l’ultimo tratto di strada. Dalla spiaggia si vede nel panorama una centrale termoelettrica, ora chiusa, ritenuta responsabile di un elevato numero di morti nella zona, per i fumi inquinanti che uscivano dal colossale camino nel quale, raccontavano degli operai che l’hanno costruita, c’è un operaio cementato dentro. Si diceva che era caduto nel cemento mentre facevano il camino e, per non dover demolire tutto con costi enormi, hanno lasciato il cadavere nel camino. Non ho mai capito se è verità o leggenda. Poi, tornando e ripassando nella frazione più lunga e popolosa, ogni volta faccio una capatina in un larghissimo viale a quattro corsie dove c’era un bar che frequentavo un tempo. Alla fine del viale vado giù per un vicolo intitolato a un mio zio morto che, quando gliela hanno dedicata quella via, nessuno ha saputo della decisione. Mi accadde che cadeva spesso col vento che entrava in garage una pila di giornali locali, li tenevo in garage da usare per evitare le macchie d’olio che lasciava l’auto, ogni volta si apriva solo un giornale e sulla stessa pagina così, incuriosito dalla stranezza, lessi attentamente la pagina in questione. C’era l’articolo su questo mio zio, a cui avevano proposto di intitolare la strada, per i meriti che aveva avuto nell’organizzare in cooperative i pescatori, permettendo così a loro di essere meno sfruttati e di fare una vita più dignitosa e gestendo in proprio anche l’attività di vendita del pescato. Lo avevo detto a mia mamma ché lo dicesse alla zia vedova che si era trasferita da tempo a 150 chilometri di distanza in un’altra provincia… ma era solo una proposta, non ci avevano dato peso. Dopo qualche settimana mi è caduta ancora alcune volte la pila di giornali e ho visto che si apriva sempre la stessa pagina… ma di un numero successivo. Ho letto ancora un articolo su questo mio zio: avevano inaugurato la via dedicatagli. Mi ha fatto impressione questa strana doppia coincidenza. Sua moglie non ne sapeva niente… è poi andata con le figlie a vedere la targa sulla strada, ha fatto delle foto e mi ha ringraziato. Ora è morta ache leiCoincidenze improbabili, stranissime… o fantasmi. Come quelli che mi affiorano ogni volta nella memoria quando passo su queste terre nuove portate dalle acque del fiume che sfociano in mare; terre che esistono da pochi secoli, ma sono pienamente intrise di eventi e vite di persone, il cui sangue è sfociato in me. Io sono il mare dei ricordi, sono la vita di quelle persone e la mia, sono la somma di tutto e di altro, distratto da miliardi di impulsi mediatici ma con dentro storie che si sono incarnate nella mia Memoria.

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Un pensiero riguardo ““Alle foci del tempo” – di Andreas Finottis

  • maggio 5, 2018 in 7:17 pm
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    C’è sempre per ciascuno di noi uno spazio magico in cui la memoria ricrea cose accadute come dentro un almanacco, e l’essenza che ne viene fuori ha impressi fragranze , suoni ,luci che la rendono inimitabile.

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