Alle donne piace comico? – di Irene Spagnuolo

La storia che alle donne piaccia l’uomo che le sappia far ridere non è del tutto sconfessabile… è ora però di fare una po’ di sincera chiarezza. Che nessun maschio si illuda, insomma, di fare strage di cuori con qualche spiritosaggine: è gradito il compagno brillante, divertente, pure decisamente comico ma con grande attenzione alla qualità. Già, le donne sono esigenti, più o meno in tutto. Dunque è apprezzata l’ironia quanto la battuta fulminante e la verve umoristica perché, in fondo, denotano intelligenza, prontezza di spirito, profondità di pensiero e, quindi, diciamolo, entra in gioco il fascino. Perché come si ammira volentieri quello esteriore si apprezza molto anche quello interiore. L’uomo che con la barzelletta grassa o lo scherzo stupido avesse l’ardire di credersi il centro dei desideri femminili registrerebbe un colossale flop. Solo eccellente arguzia, signori e, al massimo, una graziosa dose di spassosa stravaganza. Roba di classe, ecco. A dirla tutta poi il buon umorismo va di pari passo con quel tot di malinconia, di pungente sarcasmo, di elaborazione mentale che, per le donne, è la molla all’interesse. Già, l’uomo deve essere tutto. Compagno, amante e anche un po’ padrone, almeno delle situazioni. Piglio e dolcezza, come bastone e carota. Se poi accostiamo quello che fa ridere al bel tenebroso che miete fior di conquiste dobbiamo spiegare se uno e l’altro giungono ideali a due diversi tipi di donne o se ci sono un corpo, una faccia e una testa che sanno incarnare entrambe le qualità attrattive. Io propendo per la seconda ipotesi. Lo vogliamo seduttore e sfuggente all’impatto ma amabile, trascinante e simpatico nel rapporto a due. Poi, d’accordo, a ciascuna vanno riconosciuti gusti e tendenze. C’è chi si strugge la vita intera dietro il bellone con il cervello di una gallina e chi si innamora del genio inguardabile. Non esistono regole assolute, per fortuna, così c’è posto per tutti e per qualsiasi accoppiamento. Dico solo che il tempo e la cultura non hanno proprio stravolto i meccanismi del piacere. Muscolo più muscolo meno, pelo più pelo meno… le donne cercano ancora certi canoni. Vogliono ridere ma non sono troppo propense a farlo alla leggera. Brutti o disperati devono lavorare sodo per mettere su qualcosa di interessante da proporre all’altra metà del cielo. Perché gli altri, belli, ricchi e talentuosi, pur se un poco noiosetti, hanno una forza di persuasione che solo un sopraffino e intrigante humour possono piegare. Ci vorrebbe una scuola, diceva una vecchia amica. E non aveva tutti i torti. Loro, gli uomini, per arrivare a comprendere i milioni di sfaccettature delle donne, di anni di studio avrebbero davvero bisogno. Non è una colpa: è questione di natura. E guai a dimenticarsi, amici maschi, che farci ridere non vi esonera – mai – dal dovere essenziale e inderogabile di farci sentire belle, uniche, amate e sensuali. Ardua vita davvero, quella del comico e di chi non lo è. E allora vorrei aiutare davvero chi si cimenta nell’impresa. Dargli dritte e consigli, una specie di guida al brio di successo. Partendo magari dalla sana pratica di essere campioni nell’arte di sdrammatizzare. Che le donne, si sa, sono portate a ingigantire gli ostacoli e a costruirsi ansie ai limiti della sopportazione…. e qui vi avviso: il facilone, quello che si avventura nella freddura o spara la frecciatina dissacrante, se non rischia un addio becca due schiaffi o un insulto. La frase buffa bisogna porgerla condita di dolcezza e con quel saldo abbraccio che conforta. Si, la donna deve sentirsi al sicuro dall’imminente tragedia e, la salvezza appunto, è garantita da quell’uomo che mescola sapientemente leggerezza, tenerezza, polso. Dopo inviterei a considerare l’importanza dell’autoironia. Magica, questa dote. Con questa, cari uomini, strapperete più di una risata. Guadagnerete qualcosa come la stima e, sciogliendo le nostre crisi e i nostri indugi davanti allo specchio o sotto le lenzuola, ci metterete in sano e favorevole relax. D’altra parte, a seguire le stesse lezioni, dovremmo accomodarci pure noi. Magari per deporre qualche pretesa, allargare qualche sorriso in più e innamorarci del goffo ma zelante compagno di banco.

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