Alice nel paese… della Musica – di Simone Caputi

“Micio del Cheshireiniziò, piuttosto timidamente […]vuoi dirmi, per favore da che parte mi conviene andare?” (…) “Dipende molto da dove vuoi andare” rispose il Gatto. (…) “Questo non ha molta importanza” disse Alice. (…) “In tal caso non importa nemmeno da che parte tu vada…” commentò il Gatto. (…) “Purché vada da qualche parte” aggiunse Alice, a mo’ di spiegazione
Forse il Gatto non ha saputo dare una spiegazione precisa di quale strada Alice dovesse prendere. È però certo che “Alice nel paese delle Meraviglie” (Alice’s Adventures in Wonderland 1865) e “Alice attraverso lo Specchio” (Through the Looking Glass 1871) di Lewis Carroll hanno percorso chilometri e chilometri nella cultura occidentale e non solo, creando un immaginario comune che ha dato sfogo alla creatività umana, generando arte da due secoli. Nella musica moderna numerosi sono gli esempi e quindi oggi chi vi scrive vorrebbe accompagnarvi in questo viaggio, tra melodie che ti dicono “ascoltami” e testi che potrebbero far credere che sulla terra siamo davvero “tutti matti”. La prima tappa di questo viaggio ci porta alla fine degli anni 60, quando le giovani generazioni di quel decennio decidono di sgretolare le sovrastrutture sociali che ingabbiano l’animo umano per urlare, per mezzo della musica, il loro desiderio di libertà.
Nel 1967, i Jefferson Airplane, nel loro secondo album “Surrealistic Pillow”, inseriscono una traccia dal nome White Rabbit. Un ritmo incalzante e onirico trasporta chi l’ascolta, tramite una marcia senza freni, ad un ritornello acceso e potente. Sembra quasi di inseguire il Coniglio Bianco nella corsa affannata verso i suoi impegni, dove il ritardo incombe e sembra non si arrivi mai alla meta. Sempre nello stesso anno ci imbattiamo in una band che ha scritto la storia della musica: i Beatles. Non poteva mancare una citazione a I Am the Walrus, da “Magical Mystery Tour”(1967), dove John Lennon, ispirato da una delle  poesie di “Alice attraverso lo specchio”, The Walrus and the Carpenter, si immerge in una psichedelica ammucchiata di frasi sconnesse. Il suo scopo era quello di creare un mondo illogico, come quello dei romanzi di Carroll, in una sola canzone, per interpretare i suoi testi sfidare il pubblico. Facendo un salto di tredici anni e arrivando in Italia, fa capolino un album dei Perigeo Special, “Alice” (1980), frutto della collaborazione di diversi artisti, tra cui Lucio Dalla, Anna Oxa e Rino Gaetano. Le canzoni dei due dischi che compongono l’album diventano il diario di un’adolescente: un racconto dell’inconsistenza che il mondo reale, a volte, porta nei pensieri. Si percepiscono sonorità anni 80 tutte italiane, che spaziano tra il jazz-rock e il pop-rock. Una chicca dimenticata dai più, insomma.
Sbarcando nel nuovo millennio ci vengono incontro, con la loro potenza, gli Aerosmith. Nel 2001 presentano Sunshine, tratto da “Just Push Play” un pezzo non troppo spinto, gradevole, con le chitarre che ci accompagnano attraverso il testo, mentre la voce di Steven Tyler ci invita a ballare con la Regina di Cuori e a prendere un tè con il Cappellaio. Nel 2004 Gwen Stefani ruba il regista Francis Lawrence agli Aerosmith (autore del video per Jaded, tratta dall’album omonimo) e mette in piedi un video immaginifico e delirante per la sua What You Waiting For?, estratto dall’album “Love. Angel. Music. Baby”. L’estetica, la dinamica e il carisma fanno da padroni e i chiari riferimenti al mondo delle meraviglie coinvolgono in un escamotage narrativo che rende la canzone ancora più orecchiabile. Un pezzo da godersi a tutto volume ma, non sempre l’allegria è il motivo portante. Nei meandri nascosti della tana del Coniglio Bianco, in un angolo buio, c’è Marilyn Manson ad aspettarci, con il suo album “Eat Me, Drink Me”, pubblicato nel 2007. Particolare, un po’ gotico, diverso rispetto alla sua normale produzione, tanto che molti suoi fan non l’hanno apprezzato… in questo senso lasciamo al lettore l’ardua sentenza per questa traccia omonima al titolo dell’album. Usciti dalle gallerie sotterranee di questo mondo strano e meraviglioso, due anni dopo ci mostrano la luce i Paramore, con il brano Brick by Boring Brick, tratto dall’album “Brand New Eyes” (2009). 
Video in “green screen” dalle note fiabesche, canzone bella grintosa ma, al contempo, melanconica. Perfetta per quei giorni in cui ci si sente un po’ presi in giro dalla vita, ma si ha voglia di farle vedere quanto si potrebbe prenderla in giro a sua volta.
Questo universo no-sense che man mano ci viene in mente sarebbe vastissimo da citare tutto, ma torniamo alla dimora del Bianconiglio, accompagnati da Aviva. La giovanissima cantante ci regala una perla dell’elettropop: Rabbit Hole, dall’album omonimo del 2019. Una di quelle canzoni che si fa volentieri ascoltare senza soluzione di continuità dagli amanti del genere… “Da perderci la testa”, direbbe la Regina di Cuori. Ci auguriamo infine che gli spunti musicali fin qui forniti portino alla curiosità e all’approfondimento di questo tema narrativo e musicale affascinante e, magari, perché no, a cercare musica adatta a quei momenti in cui si vorrebbe dimenticare il mondo e attraversare lo specchio, o finire giù nella tana dei propri pensieri tenendo sempre a mente una delle nostre frasi preferite di Alice“Sapeva darsi degli ottimi consigli, ma li seguiva raramente”.

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