Alice Cooper è ancora in piedi – di Vincenzo Corrado

Chi è stato uno dei primi pionieri del metal (con ciò che deriva dalla sua estetica irriverente) che ora ha settant’anni, gioca a golf e non ha ancora sfibrato la sua anima da rockstar? La risposta sorge spontanea, perché Alice Cooper non si è mai tirato fuori dal giro e, a quanto pare, non ha ancora intenzione manco di pensarci. Di certo il suo carrozzone da circo non ha sempre avuto la strada spianata e gli intoppi sono sempre stati dietro l’angolo. L’altalena del successo fa parte del mestiere e figurarsi se uno come Lui ha mai pensato di fermarsi per qualche disorientante giro a vuoto. Una gran bevuta e via verso la prossima stravagante esibizione, sempre al massimo delle sue forze – c’è da dire – con pezzi unici che hanno fatto da colonna sonora per buona parte degli anni Settanta fino agli Ottanta. Sorvolando sulla tanto nominata e discussa “anima commerciale” che aleggia da tempo intorno al metal di Cooper; è ancora un piacere vederlo navigare da decenni… fino all’ultima tribolata recente fatica. Forse sembrano distanti i bei tempi andati di “School’s out”, “I’m Eighteen”, Billion Dollar Babies”, Poison”, ma quando la classe c’è non invecchia mai e continuamente ne abbiamo avuto prova. Quindi, fermi tutti: Alice Cooper è tornato in ballo con “Paranormal” nel luglio scorso. Per l’occasione, hanno dato il loro contributo Billy Gibbons degli ZZ Top, Larry Mullen degli U2 e alcuni membri dell’originale Alice Cooper Band: mica roba da poco “giovane” e mai banale showman del rock. Paranormal” è il ventisettesimo album di Alice Cooper , delineato in dodici pezzi più altri iconici brani bonus in versione live. Dopo anni, Cooper continua a mostrare il suo valore, con un lavoro che procede a briglie sciolte per tutta l’incisione con brani pregni di ottimo rock degno della sua fama, con accorgimenti hard – naturalmente – assoli e distorsioni. La godibilità dei brani è a portata d’orecchio, a partire dalla title track, per proseguire con l’incalzante potenza hard di Dead Flies e la filtrata Fireball. Senza particolari preamboli ci scontriamo anche con la coinvolgente Paranoiac Personality, già nota da prima come singolo, che tambureggia con carattere per tutta la sua durata, mentre l’allegra spensierata e rockeggiante Fallen in love fa rivivere brividi di Seventies (anche grazie alla chitarra di Billy Gibbons), e ne siamo lieti. L’atmosfera che il caro vecchio Alice Cooper riesce a centellinare con parsimoniosa metodologia, è quella di sempre: sussurri dei suoi Settanta stampati nelle note e fra le schitarrate… continuiamo, quindi, con Holy Water, fino a Genuin american girl e You and all of your friends, per poi rientrare per davvero in quei bar di cinquant’anni fa con le versioni live di No more Mr. Nice guy, Under my wheels,Billion Dollar Babies, Feed my Frankestein, Only woman bleed, School’s out, con la Alice Cooper Band. Questo ultimo disco è insomma il giusto seguito di “Welcome 2 my Nightmare” del 2011 e, quando ritorna, Alice Cooper fa sempre rumore… e forse non c’è neanche tanto da sorprendersi troppo per il re dello show-rock, che, con ironia e spettacolarità, può ancora insegnare tanto sul Rock che è stato. C’è insomma un buon motivo se lui continua a stare in piedi su pilastri epocali… e noi siamo ancora qui, ad ascoltare ed ingoiare le sue piacevoli esibizioni.

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