Alex Cox: “Sid and Nancy” (1986) – di Dario Lopez

Avvicinandosi al film Sid and Nancy” (Sid and Nancy: Love Kills) del 1986, si potrebbe pensare di stare per assistere a un biopic sui Sex Pistols o, quantomeno, a quello su uno dei loro più carismatici componenti, l’ingestibile Sid Vicious, qui interpretato da un Gary Oldman molto giovane: in realtà sembra che il fulcro dell’intera pellicola non sia proprio uno dei due sopra citati. Il film di Alex Cox, pur narrando un periodo circoscritto della vita di Sid Vicious e Nancy Spungen (Chloe Webb), la sua “compagna” del momento, sembra essere piuttosto uno di quei ritratti generazionali che mettono sotto i riflettori più uno stile di vita o la dipendenza dalle droghe, che non, ad esempio, l’importanza della musica o del pensiero punk. Siamo sicuramente più vicini a film come “Christiane F.: Noi i ragazzi dello zoo di Berlino”, senza raggiungerne la drammaticità né tantomeno le vette qualitative, che non al classico biopic musicale. A dimostrazione di questa affermazione il fatto che nel film non venga usata nessuna esibizione dei Sex Pistols né alcun brano cantato dal gruppo… le musiche sono invece affidate ad altri musicisti come Joe Strummer o i The Pogues, per arrivare finanche a un paio di pezzi eseguiti dallo stesso Gary Oldman. Il tutto, quasi ovviamente, per lo sconforto molto sentito del signor John Lydon, in arte Johnny Rotten, storica voce dei Sex Pistols qui interpretato da un acerbo e poco interessante Andrew Schofield. Certo, nel corso della pellicola non mancano riferimenti a episodi noti della breve storia del gruppo, come ad esempio quello del concerto tenutosi su un battello in navigazione sul Tamigi, trasformatosi poi in un coacervo di atti osceni… ma il focus è tutto sul rapporto tra Sid e Nancy che porterà i due ad un’escalation di comportamenti autodistruttivi con conseguente morte di lei per ferita da arma bianca e a quella di lui per overdose (e non è spoiler e non è mistero… il film si apre proprio con la morte della Spungen). Oltre alle figure dei due protagonisti c’è poco altro, i restanti membri della band, il batterista Paul Cook (Perry Benson) e il chitarrista Steve Jones (Tony London), sono mera carta da parati piazzata sullo sfondo della vicenda. Johnny Rotten è fuori fuoco e per nulla approfondito, di tanto in tanto appare un Malcolm McLaren (David Hayman) che non ha mai lo spazio che il manager dei Sex Pistols avrebbe meritato. Decisamente più interessanti sono il contesto urbano londinese, il degrado delle periferie di metà 70, lo squallore dell’abbrutimento causato dalle droghe: temi sempre interessanti e qui ben sviluppati ma, come accennato prima, sicuramente trattati meglio e più approfonditamente altrove. Allora rimangono loro, Sid e Nancy, due personalità malate e sfiancate dall’abuso, rimane il loro rapporto a fasi alterne, idilliaco e conflittuale… conflittuale ed idilliaco. Un viaggio mano nella mano verso l’ultima tragica fermata. La dinamica della morte della ragazza non è mai stata accertata davvero, difficile ottenere ricostruzioni credibili pescando dall’ambiente della tossicodipendenza… fatto sta che l’ipotesi più plausibile sembra essere proprio l’omicidio per mano dell’amato Sid. Restano testimonianze e dubbi che potrebbero perorare l’innocenza del bassista dei Sex Pistols… ma questo poco importa: l’ormai sfinito Sid sopravvivrà alla sua amata Nancy solo una manciata di mesi, prima di trovare la morte nel suo ultimo buco nel febbraio del 1979. Gary Oldman è un ottimo attore e anche qui dimostra di essere interprete di razza, pur non essendo (parole sue) particolarmente interessato dal personaggio di Vicious o dalla scena punk. La regia offre un paio di belle riprese e la giusta attenzione all’ambiente, offrendo allo spettatore la possibilità di ammirare gli interni dell’ormai mitico Chelsea Hotel di New York, nelle cui stanze hanno soggiornato nomi del calibro di Bob Dylan, Arthur Clarke (si dice che scrisse qui “2001: Odissea nello spazio”), Janis Joplin, Dylan Thomas, Leonard Cohen e moltissimi altri… un elenco quasi enciclopedico. I motivi di interesse per guardare il film quindi non mancano, la pellicola non sarà un capolavoro ma è riuscita comunque a ritagliarsi il ruolo di piccolo cult che a conti fatti qualcosa vorrà pur dire.

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