Alejandro Escovedo: “Burn Something Beautiful” (2016) – di Texas Eagle

Artista particolare, Alejandro Escovedo, nato a San Antonio (Texas), ma di origini chiaramente messicane, è sempre stato influenzato oltre che dalle sonorità del deserto, anche da una musica più “cittadina”, da un sound punk rock intercettato direttamente dalle casse del locale più famoso di NYC, il C.B.G.B.
In questo suo dodicesimo disco di inediti (“Burn Something Beautiful”) il texano attinge a piene mani nelle sue esperienze musicali passate; dall’esperienza come membro di punk band (The Nuns) a quella con gruppi alternative country (nota la collaborazione con i Whiskeytown di Ryan Adams). Nelle composizioni del disco, c’è sempre questo oscillare sul filo sottile che divide punk rock e roots, come se il bagaglio culturale tex-mex di Escovedo trovasse nuovo vigore da quel suono catturato sulle strade della Grande Mela negli anni settanta.
Ecco allora che nel brano d’apertura, Horizontal, sono le chitarre elettriche a prendersi la scena, e la voce di Escovedo vira decisamente verso il punk, pur mantenendo il giusto equilibrioL’ascolto di un pezzo come Redemption Blues ci fa immaginare, invece, di essere su una di quelle strade solitarie in mezzo a deserti texani sconfinati, circondati dalla polvere e dalla solitudine, che solo il talento di un grande scrittore e interprete poteva evocare così fedelmente. Bellissimo il rock di memoria “Bolan-iana” in Shave the Cat e, per restare in tema di anni settanta, la successiva Johnny Volume sembra una dedica artistica e molto ispirata all’indimenticato Lou Reed.
Nel disco, che scorre vario ma comunque equilibrato, si alternano momenti morbidi ad altri decisamente più solidi: ci sono, quindi, le chitarre acustiche delle bellissime Suit of Lights e Farewell to the Good Times: canzoni intense e “piacione” al punto giusto, mai scontate o poco ispirate, ma anche il rock graffiante di I Don’t Want To Play Guitar Anymore. Nella vita Alejandro Escovedo ne ha passate davvero di tutti i colori, ha sconfitto l’epatite C e un uragano, ha superato il dolore per la perdita della moglie, ma tutto ciò non ne ha minato l’ispirazione. Anzi, questo nuovo “Burn Something Beautiful” mostra un musicista in ottima forma, coadiuvato da una band talentuosa (Kurt Bloch alla chitarra, John Moen alla batteria, Steve Berlin al sax) e da due pezzi da novanta in produzione (Scott McCaughey dei Minus 5 e Peter Buck ex REM, che hanno anche partecipato alla scrittura dei brani). Sincero e appassionato, Alejandro Escovedo non è mai sceso a compromessi con lo star system, mantenendo un’invidiabile coerenza artistica, ribadita anche in quest’ultimo lavoro, che non raggiungerà i vertici delle charts statunitensi, ma saprà toccare il cuore di tanti appassionati.

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