Alberto Tafuri: “Fabrizio De Andrè e altre storie mie” – di Maurizio Fierro

Se è poco più che un riflesso pavloviano associare il nome di Fabrizio De Andrè al termine cantautore, più complesso è dare al sostantivo una precisa connotazione. Già: chi è un cantautore? Un’artista che esegue canzoni di cui è autore sia del testo che della musica? Sì, ma cantautore può essere anche chi si limita a comporre “canzonette”, ma lo fa con il preciso intento di farne canzoni popolari, senza l’aura dell’impegno politico e tantomeno del richiamo poetico o dell’allusione socioculturale. Forse allora la domanda giusta è un’altra, e potrebbe essere posta in questi termini: cosa significa essere considerato un cantautore? Perché se nell’accezione pacificamente condivisa dei termini di “Via del Campo” di Fabrizio De Andrè, semplicemente musicata dall’artista, è sicuramente cantautorale, mentre qualsiasi tormentone estivo scritto e musicato dall’autore, costruito con una struttura semplice e orecchiabile no, è come voler dire che conta il messaggio più che il messaggero… e conta il testo. Magari accompagnato da una musica triste e giocata sugli accordi minori, ideale per raccontare, con rara pietas, come nel caso del Cantautore genovese di cui quest’anno ricorre il ventennale dalla scomparsa, quel mondo marginale popolato da puttane, ladri, travestiti e drop out.
Un’umanità dimenticata e senza diritti. Perché poi è quando origina da una diversa impostazione mentale, che il messaggio abbandona il pensiero laterale muovendosi su una retta obliqua, tra denuncia, poetica e fatica di vivere. Lo sappiamo: da quell’11 gennaio 1999, senza Faber il panorama musicale e culturale italiano è più povero… ma la sua musica, impregnata di libertà e impegno civile, non ha mai smesso di vivere, come dimostrano i tanti eventi a Lui dedicati che affollano regolarmente locali e teatri italiani e non. Omaggi necessari, oltre che sentiti. Come quello che gli dedica il pianista Alberto Tafuri che, a partire dagli anni Novanta, vanta una lunga serie di collaborazioni con alcuni tra i più importanti nomi del panorama musicale in qualità di pianista, tastierista e arrangiatore (Fabrizio De Andrè, Jovanotti, Enrico Ruggeri, Steve Jansen, Stewart Copeland dei Police, Eugenio Finardi, Fiorella Mannoia, Antonella Ruggiero, Robert Palmer) e di produttore (Max Pezzali 883, Alice, Nevruz, Chiara Galiazzo, Aba, Giosada e Davide Shorty); un artista che ha diviso il suo percorso musicale tra il pop e il jazz, (di rilievo, la sua partecipazione al minitour con i Thieves 4tet, insieme a Mike Mainieri degli Steps Ahead), che ha partecipato in qualità main artist a quattro edizioni di PianoCity a Milano e a Palermo, pubblicando nel 2007 il suo primo lavoro da solista (“Persi e Ritrovati” per Adesiva Discografica), e collaborando con Elio de le Storie Tese in varie edizioni di X Factor, risultando per due volte vincitore
Una traiettoria artistica, quella di Tafuri, che ha attraversato tutti i linguaggi musicali, approfondendo il lessico sonoro, armonico e ritmico per poi declinarli secondo un personalissimo senso estetico. Da questo fertile humus culturale nasce “Fabrizio De Andrè e altre storie mie” che, come afferma lo stesso Tafuri, “nasce dalla necessità di documentare il mio percorso, avvenuto su due strade parallele: una fatta di collaborazioni nel pop, tra le più disparate e distanti, e l’altra di ricerca solitaria nell’ambito della musica improvvisata e nel jazz”. Ecco allora che le splendide improvvisazioni e variazioni al pianoforte sulle musiche di Faber – “un’avventura ogni volta diversa”, dice convinto Alberto Tafuri che, con De Andrè ha avuto l’onore di collaborare partecipando nel 1996 alla registrazione del suo ultimo album “Anime salve” (1996) – rappresentano, oltre che un omaggio, anche l’occasione per una riflessione su alcune tematiche care al grande Artista ligure: dall’amore, con le sue umane delusioni e i tormenti dai richiami leopardiani, al potere, un argomento che mette in luce lo spirito autenticamente anarchico di De André, un anarchismo individualista alla Max Stirner, capace di un singolare autogoverno dell’anima e della mente e, come una sorta di chiarore che illumina l’alienazione del quotidiano, quello di De André, e riascoltare la musica di colui che Tafuri considera, insieme a Ennio Morricone “il compositore italiano che ha scritto la musica più appassionante e maggiormente legata alle radici del nostro paese”: è come un tuffo nel passato che ci riporta agli anni Settanta: anni duri, feroci, ma anche capaci di squarci di sereno e, se quel periodo rappresenta il riferimento spontaneo quando si parla di musica d’autore italiana, nel programma musicale di Tafuri non mancano brani originali in cui si coglie la sensibilità e l’abilità di un’artista capace, con il rigore dell’occasione propizia, di costruire un grande affresco musicale che parte dal passato, fluisce nel presente e si proietta nel futuro. “Fabrizio De Andrè e altre storie mie” è un affresco che confluirà in un disco che sarà pubblicato nella prossima primavera.

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