Alan Parsons Project: “Tales of Mystery and Imagination Edgar Allan Poe” (1976) – di Maurizio Fierro

Il primo a pensare di mettere in musica un racconto di Edgar Allan Poe è Claude Debussy. Agli inizi del Novecento, la natura sognante di uno dei precursori della musica moderna cerca di dialogare con l’opera dello scrittore bostoniano in due riprese, prima con il racconto “Il Diavolo nel campanile”, poi con “La caduta della casa degli Usher”. Purtroppo entrambi i tentativi non vanno a buon fine, rimanendo poco più che abbozzi tracciati in due libretti incompleti. Pochi anni dopo, nel 1913, ci prova Sergej Vasil’evic Rachmaninoff con la poesia “Le campane”, tratta da un dialogo fra Poe e Marie Louise Shew, e questa volta il tentativo del maestro russo si traduce in una splendida sinfonia corale. Per più di mezzo secolo cala il sipario, poi si apre un’inaspettata quinta e il visionario inventore del thriller psicologico viene di nuovo evocato dalle note musicali. È il 1° maggio 1976 quando esce il primo album di un gruppo rock inglese che prende il nome da un talentuoso tecnico del suono e arrangiatore degli Abbey Road Studios, Alan Parsons, già attivo in numerose sessions dei Beatles, successivamente collaboratore di Paul McCartney e presente durante i mesi di registrazione di The Dark Side of the Moon, lavoro che gli fa guadagnare la nomina al Grammy come miglior tecnico del suono dell’anno (1973).
Dopo essersi distinto anche nelle vesti di produttore, lanciando Steve Harley, John Miles, Al Stewart e gli Ambrosia, con altre due nomine al Grammy Engineering Awards, l’artista londinese decide di mettersi in proprio creando un trio da studio insieme al paroliere Eric Woolfson e all’arrangiatore Andrew Powell, reinventando se stesso in una sorta di showrunner musicale alle prese con produzione, arrangiamento, composizione, musica e canto. Il risultato è “Tales of Mystery and Imagination Edgar Allan Poe”, prodotto dalla 20th Century Fox Records, un concept-album interamente dedicato all’opera di Poe e che reca al suo interno immagini suggestive nonché un’accurata cronologia della vita dello scrittore americano, dalla nascita a Boston fino alla morte a Baltimora. Il 33 giri coglie la coda della più ampia attitudine progressista nata alla fine degli anni Sessanta in Gran Bretagna, con l’aspirazione a un accrescimento creativo volto a coniugare arte e musica attraverso testi impegnati e spesso tratti da opere letterarie trasposte in suite, con il recupero della musica classica e grande risalto alla sinfonia dettata dai vari moog, mellotron, sintetizzatori e organo Hammond, ovvero la moderna evoluzione delle tastiere elettroniche.
Il fermento evolutivo progressista è alla costante ricerca di nuovi orizzonti sonori e, al pari di Mike Oldfield, Alan Parsons si inserisce nel filone del pop sinfonico d’impronta romantica, creando un sottogenere al limite fra l’usuale del quotidiano e l’etereo impalpabile della dimensione onirica. Forse più ottima musicalità ingegneristica che musica vera e propria, data la totale mancanza di esibizioni degli A.P.P. al di fuori degli studi di registrazione, comunque un progetto ambizioso, anche se leggermente fuori tempo massimo, se è vero che la transizione progressista sta per essere fagocitata dalla rivoluzione sociale punk. I sette brani che compongono il 33 giri evocano altrettante poesie e racconti del visionario scrittore bostoniano, nel tentativo di lasciare nell’ascoltatore un residuo emotivo che possa confarsi al climax di mistero che avvolse tutta la vita Poe, impegnato in uno strenuo corpo a corpo contro i suoi fantasmi e aiutato in questo da due inseparabili amici: alcol e oppio.
Il lato A comprende la sognante Dream Within a Dream, tratta dall’omonima poesia del 1848, la più aggressiva The Raven, una delle più celebrate poesie del bostoniano datata 1845, per poi passare a tre brani pop di stampo classico tratti da tre famosi racconti, The Tell-Tale Heart (1843), The Cask of Amontillado (1846) e The System of a Doctor Tarr and Professor Fether (1845). Quest’ultimo brano, fra i più orecchiabili del 33 giri e spesso passato per le radio libere dell’epoca, richiama uno dei più affascinanti racconti del mistero mai scritti. Ambientato in Francia e tratto da un’esperienza vissuta dallo stesso Poe, racconta il particolare sistema dolce (“ciò di cui hai bisogno per sentirti meglio è compagnia e un buon bicchiere di vino”, canta John Miles) inventato dal celebre doctor Tarr e dal dotto professor Fether, metodo sperimentato in una particolare casa di cura per malattie mentali… In definitiva un buon pop rock, con accenni classici e un cantato che non si discosta molto da tante altre produzioni del periodo. Ma è il lato B a connotare con una precisa impronta sonora tutto il lavoro.
Rispetto al lato A l’approccio è cambiato e si ritrovano le caratteristiche proprie ad altri più famosi concept-album progressisti. Quasi interamente occupato dalla lunga suite The Fall of the House of Usher, il più famoso racconto di Poe è lo spunto per sperimentare un viaggio onirico di circa quindici minuti alla ricerca di un climax di tensione crescente favorito dall’alternarsi della strumentazione d’accompagnamento. Il brano è diviso in cinque parti, e se Prelude presenta un rilassante approccio orchestrale, Arrival assume toni cupi che corrispondono al dipanarsi del racconto esaltati da tuoni, pioggia battente, comparsa della sezione ritmica e crescendo delle tastiere; si transita poi nell’apparente anticlimax di Intermezzo, si procede attraverso Pavane con la comparsa delle chitarre accompagnate da tastiere e arpeggi per poi infine precipitare in Fall, segnata da un irredimibile afflato da tragedia. Il 33 giri si conclude con The One in Paradise, poesia del 1843 che si congeda dalle atmosfere cupe per abbracciare una dolce melodia che ci accompagna fino alla fine, non senza lasciare quel senso di disperata incompiutezza tipica di un lucido visionario come Edgar Allan Poe.
“Credevo nei miei sogni, nulla poteva farmi cambiare idea, fino a quando ho scoperto ciò che intendevano, nulla può salvarmi ora”, canta Terry Silvestro.  Oltre a John Miles e Terry Silvestro degli Hollies compare Arthur Brown, prima voce in The Tell Tale Heart, mentre nello studio di registrazione sono presenti gli Ambrosia al completo insieme al tastierista dei Curved Air, Francis Monkman. Nella prima versione del 1976, Alan Parsons all’ultimo momento decide di non incidere la voce narrante di Orson Welles, che faceva da prologo alle due facciate dell’incisione, tornando sui suoi passi undici anni dopo, quando il disco viene remixato e la voce di Welles inserita. “Tales of Mystery and Imagination Edgar Allan Poe” contiene in nuce tutti gli elementi dei futuri lavori di Alan Parsons, che negli anni successivi continuerà a costruire artefatti sonori intorno a visioni concettuali sempre più oscure e simboliche, come se il mistero avesse occupato ogni suo pensiero… e come se Edgar Allan Poe, in qualche modo, avesse trovato il sistema per offrirgli la sua preziosa collaborazione. Da studio, si intende.

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