Alan Moore: “Funghi di Yuggoth e altre colture” (2007) – di Dario Lopez

“Funghi di Yuggoth e altre colture” (Yuggoth cultures and other growths) è un bel volumone, una lettura indicata per tutti i fan del bardo di Northampton (il riferimento è ad Alan Moore) e per quelli delle atmosfere care allo scrittore di Providence Howard Phillips Lovecraft, un binomio che dovrebbe far tremare le ginocchia a chiunque. Il volume di circa 350 pagine è un’antologia che mischia fumetto, racconti illustrati, interviste, articoli, opere di Moore e fumetti di altri autori ispirati alle sue idee. Per gran parte del volume si guarda alle atmosfere orrorifiche, cariche di terrore cosmico incomprensibile e ingestibile, derivate dall’opera lovecraftiana legata ai celebri “Miti di Cthulhu”. Tutto nasce da un vecchio progetto che Alan Moore avrebbe dovuto sviluppare per la Oneiros Books, una serie di racconti da raccogliere in volume ispirati al ciclo di poesie di Lovecraft “Funghi da Yuggoth” (36 sonetti). Il materiale realizzato dall’autore andò purtroppo perso in gran parte e, a parte alcune eccezioni come il racconto lungo “Il cortile”, definitivamente accantonato. La raccolta si apre con il racconto in versi “La collina di Zaman” che descrive luoghi e creature terrificanti, opera breve graziata dalle illustrazioni dettagliatissime, piene di segni eppure pulite, di un ottimo Juan José Ryp, al quale segue “La nottola”, racconto dai toni occulti scritto da Moore all’epoca della collaborazione con la rivista Warrior e poi messo da parte e mai pubblicato. A parte le tavole del fumetto, finalmente realizzate grazie alle matite di Bryan Talbot, si presenta qui il primo comparto testuale per il quale questo volume si rivela davvero prezioso. Abbiamo la possibilità di leggere la sceneggiatura scritta da Moore per questo primo episodio de “La nottola”, cosa che ci permette di studiare un poco il maestro all’opera; ancor più interessante è la pubblicazione di una lettera di Moore spedita a Talbot nella quale lo scrittore esplica al disegnatore tutte le sue idee su come vorrebbe portare avanti questo specifico lavoro; poi ancora un articolo con i ricordi di Talbot su quell’esperienza: un insieme di scritti di gran lunga più intriganti del racconto stesso. Segue una serie di fumetti brevi dagli esiti alterni che sono una bella panoramica del Moore nei primi anni di attività. Opere che indagano la Londra più nascosta, testi dissacranti, racconti più divertenti, ancora cose ispirate a Lovecraft. Nell’insieme una bella raccolta ottima per completisti e cultori di Alan Moore ma apprezzabile anche per molti altri (ma non per tutti). Alle matite Bryan Talbot, Val Semeiks, Jacen Burrows, Oscar Zarate e diversi altri ancora… ma è di nuovo l’apparato testuale a intrigare maggiormente, una lunga intervista di William Christensen a Moore nella quale lo scrittore racconta idee, nascita, episodi e aneddoti legati a ogni singolo racconto. Seguire Moore in questo è forse più appagante che leggere i racconti stessi. Come in molti sanno, Alan Moore, oltre a essere uno dei maggiori scrittori di fumetto di tutti i tempi, è noto per il suo ruolo di mago e sciamano. Proprio su questi argomenti verte la successiva intervista nella quale si parla del rapporto tra magia, arti e linguaggio, argomenti affrontati anche nel bel documentario “Mindscapes of Alan Moore” qui sotto. Seguono ancora un saggio che in tempi non sospetti Moore scrisse sulla situazione politica internazionale prevedendone gli sviluppi futuri e ancora, un’ultima intervista, dove si parla delle sue opere, a partire dall’allora suo unico libro di narrativa: “La voce del fuoco”. La seconda parte del voluminoso volume (scusate la ridondanza) ci propone finalmente “Le creature di Yuggoth”, opera in tre volumi divisi in piccoli racconti ispirati tutti agli scritti di Lovecraft, realizzati però non da Moore ma da Antony Johnston, con l’ausilio di svariati artisti tra i quali spicca ancora Juan José Ryp.
Geoffrey Carlisle, editore newyorkese, si reca nel New England per incontrare il professor Ericsson, antropologo autore di alcuni manoscritti che nel corso dei tre volumi il lettore avrà modo di scoprire insieme all’editore. Vi sono qui narrati gli orrori indicibili con i quali, non casualmente, Ericsson si è trovato in contatto lungo tutto l’arco della sua vita. Creature come Dagon, Shantak, i Mi-Go, Nyarlathotep, Yog-Sothoth, luoghi come Yuggoth, Arkham, R’lyeh, Leng, la valle di Miskatonic, libri quali il “Necronomicon”, l’Unaussprechlichen Kulten e oggetti come il trapezoedro scintillante. Un insieme di suggestioni davvero appagante che riaccende la voglia di andare a riprendere in mano i libri di Lovecraft. Seguono un bell’approfondimento sulle opere e sulla visione di Lovecraft, le sceneggiature dei tre volumi de “Le creature di Yuggoth” e un apparato di annotazioni per l’edizione italiana. Non c’è che dire, un volumone davvero imperdibile per chi ha dell’interesse nelle tematiche trattate al suo interno, anche il prezzo di 19 euro per un’opera del genere si rivela in fin dei conti più che adeguato.

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