Aktuala: mezzo secolo all’Avanguardia – di Maurizio Garatti

Sono ormai passati giusto quarantacinque anni… nel 1973, l’album omonimo degli Aktuala fece la sua comparsa nei negozi di dischi, e ancora oggi il suo ascolto consente a chiunque di affrontare una esperienza sonora difficilmente catalogabile. Avvicinarsi a questo disco significa entrare in un mondo a parte, in un contesto musicale che non ha confini temporali e che ancora oggi può dare adito a diverse interpretazioni. La storia di questo gruppo, le sue origini, la sua inevitabile collocazione politica, e le critiche che da sempre lo hanno accompagnato, sono ancora vive e presenti. Il passare del tempo attenua il rumore ovviamente, ma gli Aktuala, al di là del loro valore artistico, restano una band che fa discutere. Quando Walter Maioli, nel 1972, decise di intraprendere questa avventura sonora, probabilmente non si aspettava tutto il clamore che ne seguì e, anche se gli anni settanta furono in effetti un decennio molto politicizzato, non era logico aspettarsi certe collocazioni e i conseguenti giudizi. Credo che, in fin dei conti, alla band interessasse solo fare musica. L’idea di fondo è di Maioli, che si rivelerà in seguito un valente ricercatore sonoro, esperto polistrumentista, specializzatosi in musica delle civiltà arcaiche, con particolare interesse per la musica araba, africana e orientale. Un insieme questo ,accomunato dal bacino Mediterraneo. Nel 1972 Walter ha 22 ani e, assieme a Daniele Cavallanti, sassofonista di vaglia che condividerà con lui l’intero percorso artistico degli Aktuala, da vita a un gruppo che si stacca in modo netto dal pur variegato e notevole panorama musicale italiano. Con loro ci sono Antonio Cerantola alla chitarra, Laura Maioli e Lino Vaccina alle percussioni. Con questa formazione viene inciso il primo omonimo album, per l’etichetta Bla Bla di Pino Massara, abilissimo a comprendere immediatamente tutto il potenziale innovativo del gruppo e a portarlo in sala d’incisione. La musica che si sprigiona dai solchi del disco è qualcosa a cui in Italia non siamo abituati ancor oggi. La Third Ear Band aveva già pubblicato nel 1969 il suo “Alchemy”, disco epocale capace di spalancare ai più attenti, le porte di un universo musicale misterioso e affascinante… ma la musica italiana non aveva mai sentito nulla di simile. Gli Aktuala fondono la tradizione musicale occidentale con quelle provenienti da terre culturalmente molto lontane; strumenti e ritmi appartenenti ad Africa e Asia si trovano coinvolti in un progetto di ricerca musicale che sfugge a ogni possibile catalogazione. In quegli anni nessuno aveva ancora intrapreso percorsi musicali così diversi. John Coltrane usava schemi musicali tipici di Africa e Asia per le sue composizioni, mentre Charlie Mariano e anche Yusef Lateef utilizzavano scale melodiche tipicamente etniche e anche Don Cherry utilizzava strumenti etnici per dare corpo al suo sound… ma in ambito rock non si era ancora sentito niente di simile. Gli Aktuala propongono una formula del tutto innovativa, utilizzando percussioni e fiati al posto dei canonici piano, batteria e contrabbasso, fondendoli in un melting pot che racchiude stili musicali differenti. I ritmi dispari, le improvvisazioni e gli impasti sonori che ne scaturiscono creano un risultato affascinante e molto coinvolgente. Molti anni dopo, questo insieme prenderà il nome di World Music. I musicisti che compongono la band sono colti e sofisticati, molto coraggiosi e determinati a perseguire il loro intento, e questo causa loro non pochi problemi. Data la particolarità della loro musica, rifuggono i grandi festival proletari che riempiono le cronache musicali di quegli anni, preferendo esibirsi nelle strade e nelle piazze. Generalmente suonano disponendosi in circolo, seduti su un grande tappeto, cercando di coinvolgere il pubblico nella loro performance; spesso interrompono l’esibizione, offrendo del tè ai presenti, parlando con loro. Un approccio totalmente nuovo, che li espone a diverse critiche, molte delle quali davvero durissime. Demetrio Stratos arriva a definirli “un pastone timbrico”, accusandoli di essere antimodernisti e antitecnologisti, arrivando a dire che arrecavano offesa al proletariato indiano. In quel periodo la connotazione politica era ,per certi versi, esasperata, obbligando più o meno tutti a schierarsi apertamente. Gli Aktuala facevano musica, ricerca sonora, e si libravano ben al di sopra di queste facezie, ma i tempi non erano ancora propizi, e ciò slegava il gruppo dal contesto quotidiano, esponendolo a critiche totalmente fuori luogo. A dire il vero, bisogna riconoscere che una parte di pubblico e di critica sposarono appieno la filosofia della band, che infatti ebbe un discreto riscontro commerciale, ma la loro indole quieta e poco incline ai proclami, li tenne sempre ai margini del grande movimento progressive che scuoteva il mondo musicale. Il famigerato “Libro Bianco sul Pop in Italia” definì la loro musica “…mondezza rivestita di misticume di infima categoria…” , rendendo palese un certo odio nei confronti del gruppo e di ciò che rappresentava. Resta comunque il fatto che agli Aktuala va dato il merito di aver portato una grande innovazione nella musica pop, e di aver sdoganato la musica etnica, mostrando a tutti le enormi potenzialità di questi suoni. “Aktuala”, del 1973, è un disco molto omogeneo, suonato benissimo e di notevole impatto. I sei brani che lo compongono si snodano in modo uniforme, trasportando l’ascoltatore in un territorio lontano. Si va dall’iniziale When the Light Began, brano dolce e in un certo qual modo melodico, ai ritmi africani con sonorità asiatiche di Sarah’ Ngwega, passando per le disgressioni in puro free jazz di Mammooth R.C. e per la sperimentazione sonora di Altamira. La bellissima Alef’s Dance ci permette poi di continuare questo inusuale viaggio, facendoci approdare alla conclusiva Dejanira, che chiude magistralmente il percorso. Un album senza tempo, che conserva intatta tutta la sua innovativa magia, al quale fa seguito lo strepitoso “La Terra”, vero e proprio capolavoro forse ancora da scoprire appieno. Le registrazioni del nuovo disco iniziano nel 1973, e per questo nuovo lavoro Maioli allarga notevolmente i confini musicali entro i quali muoversi e, di conseguenza, la band subisce una trasformazione radicale. Lino Vaccina e Laura Maioli escono dalla line up, che viene ridisegnata con l’ingresso di Corrado Otto (sax e flauto), Attilio Zanchi (chitarra acustica), Marjon Klon, proveniente dall’Olanda (arpa e percussioni) e, sopratutto, Trilok Gurku, percussionista indiano che definisce in modo inequivocabile il suono dei nuovi Aktuala. Le composizioni portano la firma di Walter Maioli, ma a tal riguardo è giusto precisare che l’autore fu principalmente l’abile creatore del gruppo, colui che assemblò la formazione, dando modo a ciascun elemento di esprimersi al meglio delle proprie possibilità al totale servizio del suono della band. “La Terra” è un agglomerato di stili musicali perfettamente coesi, a formare un impasto sonoro dove le concettualità artistiche vanno di pari passo con i complessi insiemi strumentali proposti. Una fusione perfettamente riuscita che, ancora oggi, non ha trovato eguali. Con questo disco gli Aktuala entrano di diritto nella Storia della Musica Italiana, creando un’opera ancora attualissima, che non finisce di regalare sorprese a qualsiasi ascoltatore. Un’esperienza musicale che trascende la musica espressa, arrivando a muovere sensazioni dimenticate, creando un arcobaleno di suoni ed emozioni. L’esperienza è di quelle che lasciano il segno, e la band, dopo le registrazioni che portano alla realizzazione del disco, si trasferisce in Marocco, alla ricerca di nuovi stimoli. Da questa esperienza scaturirà il terzo album, “Tappeto Volante”, che verrà pubblicato nel 1976, quando la febbre della controcultura aveva già abbandonato il popolo giovane, costretto a misurarsi con una realtà violenta e feroce nella quale non c’era più spazio per misticismo e voli pindarici. E’ il canto del cigno della band, che si scioglie lasciando dietro di se tre dischi, racchiusi in quattro anni di costante ricerca musicale. Questo autentico patrimonio è a tutt’oggi considerato una delle vette della produzione musicale degli anni settanta, e le ristampe degli album continuano a essere vendute a un pubblico che si è rinnovato, e che ricerca nel passato quello che il presente non può dare. Walter Maioli proseguirà la sua attività di studioso e instancabile ricercatore, dando vita a numerosi progetti, alcuni dei quali di valenza internazionale. In occasione dell’inaugurazione del Museo di Den Haag, ad Amsterdam, tenutasi negli anni ottanta, presenta con notevole successo il suo lavoro, mentre verso la fine di quel decennio predispone il Natural Art Laboratory presso Morimondo, nel Parco del Ticino. A ciò seguono altre interessanti iniziative, sempre atte a proporre il frutto delle sue ricerche nei più disparati ambiti culturali. La sua collaborazione con il gruppo Synaulia, porta alla realizzazione di composizioni sonore che vengono utilizzate come commento a molti documentari di Bbc, Cnn, Discovery Channel e National Geographic, mentre altre finiscono nelle colonne sonore di prestigiose realizzazioni, tra le quali spicca sicuramente quella del film “Il Gladiatore” di Ridley Scott. Ascoltare oggi un disco degli Aktuala è ancora una esperienza sonora di ineguagliabile intensità, e lo sanno bene tutti coloro che, a discapito dei tanti anni trascorsi, continuano a pensare che valga la pena di acquistarlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *