Air: “The virgin suicides” (2000) – di Sandra Tornetta

Ok, oggi la scuola è un sistema complesso che somiglia più ad meccanismo coercitivo-punitivo tipico degli istituti correttivi del secolo scorso, che ad un porticato variopinto sotto la cui ombra passeggiare e discutere, così come immaginiamo dovesse avvenire per i fortunati seguaci del peripato aristotelico. Resta un fatto però: il tempo trascorso fra i banchi di scuola non si dimentica. Passiamo tutta la vita a collezionare esperienze che in qualche misura, per analogia o per contrasto, fanno da imprinting alla nostra identità di adulti. Come cavie di un esperimento di neuroscienze, l’effetto Rosenthal si impossessa di noi e viviamo brancolando nel buio, ignari di quando e come la profezia si auto-avvererà e quel magma, che sentiamo frullare le nostre anime infuocate, esploderà. Forse è per questo motivo che gli adulti ascoltano più volentieri la musica che ascoltavano da ragazzi; gli ricorda chi erano e in fondo in fondo, chi sono. Questo disco degli Air, duo francese elettropop, concepito sul finire degli anni 90, nasce come colonna sonora del film “The virgine suicides” (2000), pellicola d’esordio dell’enfant prodige Sofia Coppola.
La regista racconta di essere stata folgorata dalla lettura dell’omonimo romanzo dell’inglese Jeffrey Eugenides, regalatole un giorno da Thurston Joseph Moore,  leader dei Sonic Youth. È la stessa Coppola a dichiarare di essersi finalmente sentita compresa da qualcuno, e di avere provato l’urgenza di raccontare per immagini quello strano senso di inadeguatezza tipico degli adolescenti con la testa persa in un insondabile altrove. Ma lungi dall’essere una pellicola adolescenziale, il film ci restituisce un inquietante quadretto della vita di cinque eteree ed enigmatiche ragazze intrappolate nella provincia americana degli anni 70. Il nodo del film, così come del romanzo, ruota attorno al mistero della crescita, indecifrabile ossimoro fra sogno e realtà, vita e morte, ossessione e desiderio. Le atmosfere a tratti asfissianti a tratti dilatate, ricordano certe scene onirico/metafisiche di “Picnic at Hanging rock” (1999) di Peter Weir.
Memorabili certe componenti visionarie che Sofia Coppola riesce ad evocare fin dai primissimi frames. Nicolas Godin e Jean-Benoît Dunckel sembrano essersi perfettamente calati nel mood soffice e crudele del film, costruendo una colonna sonora delicata e potente al contempo, una squisita sinergia fra senso di oppressione, turbamento e ansia di vivere, come la strumentale Highschool lover che fa da tema a tutta la pellicola. È una musica che senza chiedere permesso ci ferisce, fomentando buchi neri nello stomaco e strane voragini sentimentali che avevamo dimenticato di avere provato, smarriti nell’intricato viavai delle incombenze del mondo adulto. Invece con Playground Love ci sdraiamo sull’erba e i fili verdi del prato diventano capelli e mani e lingue, in una metamorfosi totalizzante fra uomo, natura, eros e musica. Siamo noi quei ragazzi, per sempre.

I’m a high school lover, / And you’re my favorite flavor / Love is all, all my soul
You’re my playground love /
Yet my hands are shaking / I feel my body remains,
Themes no matter, I’m on fire / On the playground, love /
You’re the piece of gold,
The flushes all my soul / Extra time, on the ground / You’re my playground love
Anytime, anyway, / You’re my playground love.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: