Ahora Mazda: “Ahora Mazda” (1970) – di Piero Ranalli

Le radici di questa band olandese risalgono al 1965, quando Rob van Wageningen (flauto, sassofono) e i fratelli Peter (basso) e Winky Abbink (batteria) suonarono insieme in una band chiamata Free Art Group insieme ad altri musicisti. Nel 1968 si unì a loro Tony Schreuder al basso, si ribattezzarono Group 67/68 e Peter Abbink passò alla chitarra. Successivamente cambiarono di nuovo il nome in Ahora Mazda, una versione alterata del dio della luce Ahura Mazda dello Zend-Avesta, il libro sacro degli antichi persiani. La band era nota per le sue lunghe jam sessions, ma registrarono canzoni più brevi e più arrangiate per il loro unico album omonimo che fu registrato in tre giorni e pubblicato il 31 maggio 1970 per la Catfish Records. Una pepita psichedelica davvero favolosa che combina jazz sperimentale d’avanguardia con paesaggi sonori improvvisati in stile rock blues fuori di testan e, nel contempo, una musica selvaggia e ipnotica. Un elemento che spicca quando si ascolta la musica per la prima volta è l’incredibile flauto suonato da Rob Van Wageningen che, non contento di ciò, talvolta si alterna anche a un sax tenore senza sforzo tra i due strumenti. Peter Abbink è cantante, chitarrista, tastierista, trombettista e virtuoso del kazoo. Insieme al fratello Winky alla batteria aggiunge moltissimo carattere alla band. Ha una voce piuttosto singolare e suoni di chitarra in uno stile acido/psichedelico davvero notevoli, a completare il tutto c’è Tony Schreuder al basso e alle percussioni che fa da cemento con il suo timbro gommoso e profondo.
La traccia di apertura Spacy Tracy, che racconta la storia di una ragazza interessata allo stile di vita psichedelico, approccia con toni morbidi caratterizzati da voce e cori di indubbia matrice lisergica: un flauto suadente, una chitarra che ritmicamente fa capolino con i suoi accenti colorati e una sezione ritmica delicata e nel contempo serrata. Quasi alla metà del brano l’atmosfera si sviluppa in qualcosa di nuovo con l’ingresso di un assolo acido di chitarra che conduce il resto della band verso un’improvvisazione libera, ricca di percussioni e atonalità nettamente contrapposte agli umori iniziali. Una metamorfosi da un’eterea canzone pop a un qualcosa di astratto e dirompente. Timeless Dream è un brano melodico di breve durata che mantiene comunque le sue coordinate verso quella psichedelia inquietante dal sapore vagamente Barrettiano, il flauto protagonista indiscusso. Dolle Mina in Oranje Vrijstraat recupera subito quella tensione che si era allentata con il brano precedente. Un avant-garde rock stralunato ma ben strutturato che rivela apertamente quella voglia dei musicisti di osare e superare gli schemi imposti dal mercato musicale e dal panorama mainstream dell’epoca. Molto bello il sax che si muove nell’ambiente grazie a un uso sapiente del riverbero e del mixer.
Fallen Tree è la traccia che meglio mette in evidenza il talento del chitarrista per gli assoli acidi, che con il suo suono grezzo e carico di fuzz si lancia in una improvvisazione duettando con il flauto, il cui suono è davvero eccezionale. Interessante anche la voce in apparenza pigra e affaticata di Peter Abbink, che in effetti può essere sottovalutata ma, questa sua modulazione psichedelica e drogata passa attraverso le canzoni con un certo fascino oscuro. Con Power continua questa atmosfera fluttuante caratterizzata da un umore pigro e sconsolato, messo in risalto ancora di più da degli effetti utilizzati sulla voce così da accentuarne il tono drammatico. Anche qui un assolo di chitarra acido e dark, che in alcuni momenti raggiunge davvero vette esistenziali (devo dire dieci anni in anticipo rispetto ai chitarristi dei gruppi dark anni 80). Il brano di chiusura, Fantasio, è impostato su percussioni, interventi di sax e altri strumenti a fiato che arricchiscono di colori il tutto, uno strumentale tribale ma nel contempo sperimentale.
Non si tratta di semplice world music, giusto per intenderci. Questi sono i sei brani appartenenti alla pubblicazione su vinile del 1970 su Catfish Records. Nelle ristampe su supporto CD del 1999 e 2009 da parte di Pseudonym e Mandala sono presenti 5 brani aggiuntivi, estratti da jam sessions effettuate dalla band, che aiutano a far capire qual era la loro attitudine musicale e il loro approccio sperimentale alla composizione. Di sicuro interesse per quelle persone che amano la psichedelia rivelata in jam impressioniste e sognanti, intrise di un sentimento malinconico ma rilassato.

Peter Abbink: chitarra, organo, piano, tromba, scacciapensieri, campane, sonaglio, voce;
Rob van Wageningen: flauto, sax tenore, fischietto, percussioni, kalimba, voce;
Tony Schreuder: basso, percussioni; Winky Abbink: batteria.

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