Aerosmith: “Toys in the Attic” (1975) – di La Firma Cangiante

L’ultima sortita degli Aerosmith in studio di registrazione ha prodotto esiti poco entusiasmanti, partorendo quel “Music from another dimension” (2012) che ha un po’ l’aria della fiera del riciclo; album che con oggettiva onestà pensiamo non abbia elementi tali da poter essere ricordato nel prossimo futuro. Lasciamo quindi perdere le altre dimensioni e accontentiamoci di fare un salto nel passato, tornando indietro nel tempo per tirare fuori i vecchi giocattoli dalla soffitta e poi… “just push play” (o, ancor meglio, giù la puntina del giradischi). Il balzo è di quelli lunghi: dal 1975 a oggi sono ormai passati quarantadue anni ed è impressionante (ri)scoprire come “Toys in the attic”, terzo album della Band di Boston, abbia ancora oggi il sapore di una bella boccata d’aria fresca. Il mondo era diverso all’epoca, il rock era diverso, più giovane se vogliamo, meno eroso dal passar del tempo, anche se già ben delineato per quel che riguarda il suo versante più classico. Steven Tayler (voce), Joe Perry (chitarra), Brad Withford (chitarra), Joey Kramer (batteria) e Tom Hamilton (basso) non erano degli innovatori (non lo sono mai stati) ma onesti e appassionati artigiani del rock, solo in seguito vere rockstar. Aspettavano ancora il grande salto che era lì lì per manifestarsi, erano a un passo dal successo planetario che arrise alla band per ben due volte, degni esempi del modello americanissimo di ascesa, caduta e risalita. Per delineare la caratura dell’album basti pensare all’uscita del primo singolo, quella Sweet Emotion che veniva pubblicata lo stesso giorno in cui chi scrive veniva alla luce e, non solo per questo, brano da me personalmente molto apprezzato. L’uso del talk box di Perry unito alla linea di basso di Hamilton (autore del brano insieme a Tyler) rendono l’intro del pezzo indimenticabile e immediatamente riconoscibile, andando a siglare un piccolo pezzo di storia dell’hard rock più apprezzato dalle masse. Non anticipano, non inventano gli Aerosmith, arrivano dopo nomi grandissimi, Zeppelin, Stones in primis ma chissà quanti altri; eppure incantano con un rock energico, sanguigno, immediato e melodico, dirompente come la title track dell’album, un pezzo di puro hard rock… impossibile classificarlo diversamente. Come ripete più volte lo stesso Joe Perry “in fondo le cose semplici sono spesso le più riuscite”, così, senza fronzoli e orpelli, gli Aerosmith mettono sul piatto di milioni di americani un attacco fulminante e, i cinque ragazzi di Boston, si ritagliano la loro nicchia nella storia del rock (“Toys in the attic” rimarrà il loro maggior successo di sempre). Con l’eccezione di Joey Kramer, gli altri componenti del gruppo, Perry e Tyler in testa, contribuiscono tutti alla stesura dei pezzi connotando l’album di una forte carica sensuale, con liriche che non sono nemmeno tra le più banali del vasto carrozzone del rock. I brani che si susseguono hanno tutti la loro giusta funzione all’interno di un disco che si rivela buono come il classico maiale di cui non si butta via niente, nemmeno un pezzo; un maiale con una mela rossa infilata in bocca… quella del peccato originale. Impossibile non accennare a Walk this way, altro brano apprezzatissimo dal pubblico quanto importante per la band, ottimo successo nei 70 e motore della loro rinascita negli 80, dopo i vari disastri combinati dai Toxic Twins Tyler & Perry, grazie alla nuova incisione del brano, insieme alle icone del rap di quegli anni: i Run DMC. Il pezzo presenta quello che è uno dei riff più famosi di tutti i tempi e un attacco di batteria riconoscibile fin dalla prima battuta… altro pezzo di storia. La Band ha carattere, il suo sound si riversa in maniera armonica anche nella cover di Big Ten Inch Record, pezzo di matrice blues registrato nel 1952 da Bull Moose Jackson, reso splendidamente in maniera sexy e accattivante dai cinque bostoniani. Toni più tesi e duri in chiusura di album con una poco conosciuta Round and round, stemperati poi nella comunque energica ballad finale (You see me crying). Ancora oggi, a quasi quarantacinque anni dal loro debutto, sono ancora questi gli Aerosmith che ci piace ricordare e soprattutto riascoltare.

Steven Tyler: voce, armonica, percussioni, piano. Joe Perry: chitarra solista, talkbox.
Tom Hamilton: basso. Joey Kramer: batteria, percussioni. Brad Whitford: chitarra ritmica e solista.
01 Toys in the attic. 02 Uncle Salty. 03 Adam’s apple. 04 Walk this way. 05 Big Ten Inch record.
06 Sweet emotion. 07 No more no more. 08 Round and round. 09 You see me crying.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.