AC/DC: “High Voltage” (International edition 1976) – di La Firma Cangiante

Nel 1973 a Sydney, Australia, nasce una delle più popolari rock band di tutti i tempi. I fratelli Young (Angus, Malcolm e George), originari della Scozia, danno vita insieme a Bon Scott (voce) agli AC/DC. Grazie alla produzione di George che suona anche il basso, vede la luce “High Voltage”, album d’esordio della band australiana distribuito per il solo mercato dell’isola. Ai tre fratelli Young (Angus e Malcolm alle chitarre e George al basso) e al cantante Bon Scott si alternano alle pelli diversi musicisti. Questa prima versione dell’album comprendeva anche la cover di Baby please don’t go di Big Joe Williams. La formazione acquista stabilità e forma compiuta dal successivo “T.N.T.”, album del 1975 con l’innesto di Mark Evans al basso in sostituzione di George Young e Phil Rudd alla batteria. Anche in questo caso l’album contiene una cover: School days di Chuck Berry. La distribuzione rimane però limitata all’Australia. Solo nel 1976 arriva il salto a livello mondiale della band con “High Voltage” edizione internazionale, una sorta di compilation assemblata mischiando i pezzi dei primi due album del gruppo. Vengono eliminate le cover e scelti due pezzi dalla prima edizione di “High Voltage” e ben sette dal secondo album “T.N.T.”; i nove pezzi andranno a comporre la tracklist definitiva dell’album. La band arriva al lancio mondiale con alle spalle già due dischi di platino, numerose serate live macinate e uno stile ormai consolidato e riconoscibile. L’hard rock degli AC/DC affonda le mani nelle radici blues della musica, il loro piglio provocatorio e scanzonato, l’approccio viscerale alla chitarra di Angus Young e la voce roca di Scott ne fanno un insieme d’eccezione, autentico e ribelle allo stesso tempo. Eleganti? No. Semplicemente genuini e maledettamente efficaci. I primi due pezzi dell’album sono una chiara dichiarazione d’intenti, quello che conta è la musica, il rock ‘n’ roll, anche se costa fatica, sudore e pazienza. In fondo It’s a long way to the top if you wanna rock ‘n’ roll. Nel primo riff di chitarra c’è già tutta una carriera ormai quasi quarantennale, è una strada lunga ma i ragazzi ce l’hanno fatta (anche se non sono più tutti con noi). La voce di Scott graffia da subito (anche se chi scrive è più legato a Johnson per questioni anagrafiche) e il ragazzo si cimenta anche con la cornamusa in onore della cara vecchia Scozia. Un grande attacco. I fraseggi di Angus e Malcolm li conosciamo e sono impeccabili, la sezione ritmica tiene botta, semplice ed efficace. Diversi i pezzi contenuti nell’album che diverranno celebri e che continueranno ad apparire nel corso degli anni negli infuocati live show della Band (ho avuto la fortuna di vederli dal vivo e ne so qualcosa): The Jack, che scandisce spesso gli spogliarelli live dello scolaretto più temuto del rock (Angus Young), Live Wire, T.N.T. e la stessa High Voltage. I testi sono puro rock ‘n’ roll, la musica offre gli spunti più interessanti ma non mancano le storie dedicate al gentil sesso (The Jack, She’s got balls, Can I sit next to you girl), storie decisamente poco romantiche dove il doppio senso è spesso dietro l’angolo. Testosterone e tracotanza di contorno… nonostante ciò tutto funziona. Il rock è anche (o soprattutto) questo.

Bon Scott: voce, cornamusa. Angus Young: chitarra. Malcolm Young: chitarra.
George Young/Mark Evans: basso. Phil Rudd: batteria

Tracklist: 01 It’s a long way to the top (if you wanna rock ‘n’ roll)
02 Rock ‘n’ roll singer. 03 The Jack. 04 Live wire. 05 T.N.T.
06 Can I sit next to you girl. 07 Little lover. 08 She’s got balls. 09 High voltage.

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