AC/DC: “Back in Black” (1980) – di Gianluca Chiovelli

Se è vero che spesso il genio è insondabile attrazione verso gli aspetti più obliqui e malati d’una corrente artistica o d’un personaggio (attrazione poi sancita dal riconoscimento collettivo – a volte inopinato – e, infine, santificata dal conformismo) allora “Led Zeppelin IV” è un album geniale. I simboli lovecraftiani, il satanismo velato, gli sbuffi sulfurei di Aleister Crowley, l’accorta gestione pubblica, le radici blues etc etc. Cosa possono contrapporre a tale spiegamento di mezzi una cricca di inglesi e scozzesi da esportazione, capitanati da un urlatore lascivo (prima) e da uno starnazzatore (poi… “una gallina spennata senza voce” Pino Scotto dixit), una masnada di volgari rissaioli con un chitarrista di inesauribile buffoneria, capaci di estenuare il buon gusto con una messa in scena dal vivo di geometrica potenza kitsch? C’è poi la questione delle radici blues… Nessuno sa cosa siano le radici blues, forse ne saprebbe qualcosa un bluesman radicale degli anni Dieci ma, in mancanza della testimonianza, la citazione è d’obbligo per chiunque si voglia incensare. I Led Zeppelin e i Rolling Stones c’hanno le radici blues, anzi gli Stones, abundatis abundantiam, hanno pure quelle rhythm ‘n’ blues, tanto chi controlla. Gli AC/DC, invece, al massimo hanno copiato i Free. Certo le radici blues non possono competere con le radici e le ascendenze jazz, vogliamo scherzare. Ne “Il pendolo di Foucault” di un Umberto Eco in vena di resipiscenze politiche e accademiche cosa fa il protagonista? Mentre in tutta Italia (anni Settanta) tutti menano le mani e cercano di scapolare un 18 di tanto in tanto, egli studia indefessamente e ascolta musica. Quale? Biglietto per l’Inferno, Battisti, Claudio Villa? Macché: del buon jazz naturalmente, magari in penombra sul divanetto mentre centellina qualche liquorino scelto. Gli AC/DC col jazz e le radici blues c’entrano poco, bevono birra a canna, le ascendenze musicali le hanno sicuramente bastarde e sono pure coatti. Allora? Allora dobbiamo prendere coraggio a parecchie mani, prendere la rincorsa e, nel nome di un sano ingaglioffimento e di David Lee Roth, dichiarare solennemente che “Back in Black” è pari a “Led Zeppelin IV” e che Shoot to Thrill è strepitosa (e meno smancerosa e piacionica di Stairway to Heaven), che la tracklist in questione è strepitosa anch’essa e che comunque se questi hanno venduto più di cinquanta milioni di copie con un solo disco tanto fessi non sono. Come vedete mi prendo delle responsabilità storiche.

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