Abydos: “The little boy’s heavy mental shadow opera about the inhabitants of his diary” (2004) – di La Firma Cangiante

Abydos è un progetto di Andy Kuntz, cantante tedesco leader del gruppo dei Vanden Plas, nato nel 2004 (il progetto non il cantante). Nonostante il buon Kuntz si sia fatto una notevole esperienza nel campo del musical (“Jesus Christ Superstar” e “The Rocky horror picture show”) il disco affonda le braccia fino ai gomiti in quelle che sono classiche derivazioni prog-metal e symphonic metal, richiamando non di rado sonorità care ai ben più noti e blasonati Dream Theater. Nulla di male, i musicisti coinvolti sanno il fatto loro e il progetto, che porta come titolo (o sottotitolo se preferite) “The little boy’s heavy mental shadow opera about the inhabitants of his diary”, parte anche con il piede giusto. Dopo la quasi doverosa intro strumentale per gli album dediti a questo genere, You broke the sun ci porta subito alla mente i primi paralleli con i Dream Theater, richiamo alle ballads meglio riuscite della seconda parte di carriera del gruppo di Boston, con un risultato convincente; la voce di Kuntz dà l’impressione di essere un po’ trattenuta, buone le backing vocals. Non male. Si accelera sul finale del pezzo e nella successiva Silence, tipici passagi da prog-metal band sempre ben calibrati e con un occhio sempre aperto sulla melodia; ritornello accattivante, fraseggi già sentiti ma il combo infila un altro bel pezzo. Ancora un buon pezzo inizialmente lento, voce e liriche maggiormente sentite e con Far away from heaven forse si conclude la parte migliore dell’album. Il progetto deraglia in seguito nel già sentito senza regalare grandi emozioni. Intendiamoci, i pezzi sono ben suonati e il gruppo ha il grande pregio di non sbracare mai in interminabili fraseggi tecnici fini a se stessi di durata infinita. Per chi è all’asciutto o quasi di prog-metal il gruppo darà belle soddisfazioni, per chi ne ha già masticato un po’ c’è il rischio di annoiarsi un tantino. Le liriche di quello che dovrebbe essere una sorta di concept album richiamano luoghi fantastici, la ricerca di una meta fisica (Abydos nell’antico Egitto?) e interiore, esseri altri e misteriosi. Non mancano neanche passaggi che richiamano il rock più classico, riff che fanno saltare alla mente Led Zeppelin o Van Halen (When it’s love in God’s driftwood). Si prosegue su questi toni alternando ritmi lenti e veloci fino alla conclusiva e nuovamente ben riuscita A boy named fly, nonostante i suoni non risultino innovativi il pezzo gode del giusto respiro epico e convince lungo i dodici minuti della sua durata; ancora buoni i controcanti per una degna chiusura d’album. Nel complesso un buon disco, derivativo in gran parte ma che rimane sempre lucido evitando inutili tecnicismi, non eccelso a livello di testi (anzi) e con tre o quattro tracce sopra la media. Tutto sommato non da buttare. , 2004 – InsideOut Records

Andy Kuntz: voce. Stefan Glass: chitarra, basso, tastiere.
Michael Krauss: chitarra, tastiere. Andreas Lill: batteria.

Tracklist: 01 The inhabitants of his diary. 02 You broke the sun
03 Silence. 
04 Far away from heaven. 05 Coppermoon (the other side)
06 Hyperion sunset. 
07 God’s driftwood. 08 Radio Earth. 09 Abydos.
10 Green’s guidance for a strategy adventure game
11 Wildflowersky. 12 A boy named fly.

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