The Pogues: “If I Should Fall From Grace With God” (1988) – di Gabriele Peritore

Il disco si chiama “If I Should Fall From Grace With God”, traducibile con “Se dovessi uscire dalla Grazia di Dio” e Dio solo sa quante volte Shane MacGowan con I suoi Pogues, hanno provato a uscire da tale grazia. Tra alcool, droga, autodistruzione spinta al livello più estremo, sono infinite le occasioni che li hanno visti protagonisti di notti sbandate e concerti iniziati alla grande e finiti malissimo tra vomito e schiamazzi. Eppure questo disco, pubblicato dalla Island nel 1988, forse è l’esempio più significativo di come avvicinarsi anzi di come entrare di diritto nella Grazia di Dio. In un periodo storico in cui tutta la corrente musicale sembra dominata dal Pop o dalla debole alternativa fornita dalla New Wawe, The Pogues invece con spirito ancora molto Punk scelgono di rivolgersi alle tradizioni per rivendicare le radici irlandesi e contrapporle alle sonorità ruffiane ed elettroniche vigenti negli anni ottanta.
Propongono un Folk dai giri aumentati al triplo della velocità, con l’unico intento di scatenare la voglia di ballare, di fare baldoria e, perché no, di pogare come avrebbero fatto i vecchi punks. A livello musicale il risultato è sorprendente: una miscela di suoni tradizionali provenienti da varie parti del mondo, oltre che dall’Irlanda, misti a elementi Rock o Jazz, il tutto sbattuto con la giusta rabbia Punk, irriverenti come d’altronde il loro stesso nome recita (The Pogues -da pogues mahone – è l’abbreviazione inglesizzata della locuzione gaelica póg mo thóin cioè “baciami il culo”). A sorprendere non sono soltanto le sonorità, anche i contenuti non sono da meno. Gran merito della direzione poetica dei testi va attribuito al frontman Shane MacGowan che mette dentro tutta la sua visione. Un mondo interiore fortemente influenzato da quello esteriore, in cui a prendere il sopravvento è soprattutto il lato pessimista e autodistruttivo ma non mancano sferzate di impegno sociale, di lotta antigovernativa, rivolta in modo più sentito contro le decisioni politiche di Margaret Thatcher, premier britannico dell’epoca. Con un’attenzione particolare, da parte del cantante, verso chi non ha voce, verso i diseredati, verso i derelitti per cui prova una smisurata empatia.
Possiamo apprezzare tale poetica in quasi tutti i brani del disco tra cui la title track o Turkish Song Of The Damned o ancora Lullaby Of London. I suoi personaggi preferiti non li dimentica nemmeno in una di quelle che diventerà una celebre Canzone di Natale: Fairytale Of New York che, pur parlando di un amore logorato e logorante tra un barbone ubriaco, in cella per sfogare la sbronza, e la sua donna con cui rivanga i bei giorni andati, diventa uno degli inni natalizi più ascoltati di tutti i tempi. Ribaltando in maniera totale quella che è l’idea buonista e melensa della canzone legata alla natività. Il brano è strutturato sul duetto del tutto inedito tra la voce sgraziata del leader della band e quella grintosa e raffinata di Kirsty MacColl, con il risultato sorprendente di fornire un equilibrio melodico che lo rende piacevole anche al grande pubblico, nonostante le censure subite, per i contenuti troppo espliciti, da parte delle emittenti radio e TV. L’idea che sta dietro al sound dei Pogues  (dovuta anche all’ingresso nella band di due musicisti come Durryl Hunt e Terry Woods dopo l’uscita di Cait O’Riordan) e che trova la sua migliore manifestazione nel disco “If I Should Fall From Grace With God”, è quella di proiettarsi al futuro inseguendo e reinterpretando il passato, non disdegnando di riproporre brani tradizionali della propria terra d’origine. In un periodo storico dominato dall’edonismo in cui la rabbia Punk ha finito per essere assorbita dal sistema come un normale prodotto di consumo, per muoversi in direzione ostinata e contraria bisogna orientarsi verso le proprie radici e imporle al sistema che vuole sradicarle per annullare ogni identità, per costringere ogni individuo a diventare un normale consumatore senza desideri se non quelli imposti, senza pensieri e senza malesseri se non quelli imposti anche questi… e allora, canta Shane, “Se dovessi uscire dalla Grazia di Dio… lasciatemi andare…”, ben sapendo che l’unico modo per rientrarci è quello di uscirne, appunto.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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