5 aprile 1967… “Summer of Love“ – di Maurizio Garatti

Parlare oggi della Summer of Love, a distanza di 48 anni, può sembrare anacronistico; eppure, a pensarci bene, quella stagione è ancora viva e presente in molti di noi. E’ la stagione che ha costruito una generazione di persone, con i suoi ideali e la sua spiritualità, contribuendo a forgiare la società nella quale si è sviluppato il nostro presente. Ancora adesso, con il nostro modo di pensare e i nostri costumi completamente differenti da quelli che avevamo allora, non possiamo non considerare quell’estate come uno dei fari della nostra cultura, anche se, testimoniarla, è tutt’altro che semplice. Storicamente possiamo piazzarla in modo inequivocabile ma per definirla è necessario andare più in profondità. Era l’estate del 1967. In quegli anni, San Francisco era l’ombelico del mondo, perlomeno del mondo nel quale si specchiavano i giovani. Siamo nella seconda metà degli anni ’60, il sogno americano è svanito, e la guerra in Vietnam annuncia il suo clamoroso fallimento fatto di decine di migliaia di vittime, e una spesa insostenibile. La risposta dei giovani sta nella nascita di una nuova controcultura che non si basa solo sulla politica ma che introduce ideali di amore e spiritualità, unendoli all’uso di sostanze stupefacenti – sopratutto LSD – e  a un nuovo genere di musica: la Psichedelia.

summer_of_love_mock_layout

L’epicentro di questo sommovimento è un quartiere di San Francisco…
chiamato Haigh Ashbury e situato sulle colline della città, nelle vicinanze del Golden Gate e della San Francisco State University. E’ una zona in decadenza e con gli affitti molto bassi, che finisce per attirare Hippy e spiriti liberi in generale. Si creano così innumewrevoli comunità che diventano ben presto il polo di attrazione di tutta la gioventù, non solo americana. Il quartiere racchiuso tra Haigh Street e Ashbury Street diventa così una città nella città, iniziando un percorso che porta diritto alla formazione di una nuova “Way of life”
San Francisco non era nuova a fenomeni di questo genere. Già negli anni ’50, nel quartiere North Beach, era stato gettato il seme di questa nuova cultura. Attorno alla sede del San Francisco Renaissance, per il quale scrivevano tra gli altri  Lawrence Ferlinghetti, Gary Snyder e Philip Lamantia, si era creato un gruppo di artisti che avrebbe poi dato vita alla Beat Generation. Personaggi come Allen Ginsberg e Jack kerouac si stabilirono nel quartiere, iniziando da subito a fare proseliti e contribuendo in modo significativo allo sviluppo della nuova coscienza giovanile.
Le loro opere aprirono letteralmente la mente a molti ragazzi, che si misero sulla strada in cerca di queste nuove esperienze… e la strada, inevitabilmente, portava a San Francisco. Da qui Ginsberg lanciò il  suo Urlo e, sempre qui, Kerouac attirò proseliti che, sulle orme di Sal Paradise e Dean Moriarty, si misero on the road in cerca sopratutto di se stessi. Erano nati i beatnik.

Le cose iniziarono a cambiare verso la fine degli anni ’50. Gli affitti di quella zona, ormai divenuta celebre e di moda, iniziarono a salire vertiginosamente, costringendo gli artefici di tutto ciò a trovare un altro posto in cui vivere. Si spostarono tutti nel quartiere di Haigh Ashbury, probabilmente senza rendersi conto che il periodo beat era arrivato inevitabilmente alla fine del suo ciclo. Certo, la cultura beat ebbe un forte ascendente su quella hippy, ma lo sviluppo di quest’ultima prese tutta un’altra strada. L’uso di droghe psichedeliche, sopratutto in collettività, generò una sorta di nuova coscienza, basata su valori completamente diversi da quelli comunemente accettati dalla “American way of life”. Attorno a un piccolo gruppo di artisti e scrittori – tra i quali è doveroso menzionare Ken Kesey e Owsley Stanley  si raccolse un pubblico sempre maggiore e in cerca di nuove esperienze che organizzava balli e concerti, sotto l’effetto di nuove sostanze stupefacenti. Nacquero gli “Acid Tests”, durante i quali vennero definiti i tratti principali della filosofia hippy, ossia la vita in comune, la sperimentazione psichedelica e la disinibizione sessuale. Quando, il 3 gennaio del 1966, aprì lo Psychedelic Shop, in Ashbury Street, si iniziò ad avere la sensazione che il movimento hippy e la sua controcultura fossero qualcosa di molto serio, qualcosa di diverso rispetto alle naturali pulsioni tipiche delle nuove generazioni.
Questo evento segna di fatto la nascita della comunità hippy, che da quel momento in poi ha un simbolo nel quale riconoscersi e una base di appoggio alla quale rivolgersi, in nome di una identità comune…
è l’evoluzione del movimento hippy da semplice pulsione generazionale a fenomeno di massa. La società inizia ad accorgersi di questi giovani che vestono in modo bizzarro e predicano pace e amore, consigliando l’esperienza psichedelica. Lo stato della California decide di mettere un freno a questa dilagante nuova realtà e, il 6 ottobre del 1966, dichiara illegale l’uso dell’ LSD. Il movimento hippy si sente colpito direttamente e risponde a suo modo. Allen Cohen e Michael Bowen  fondatori del San Francisco Oracle – organizzano un raduno di massa presso il Golden Gate Park, chiamato “Love Pageant Rally”
Questa manifestazione è intesa come occasione per opporsi a quella che i giovani aderenti al movimento chiamano “repressione legislativa del misticismo chimico”, ed è una pubblica dimostrazione per testimoniare la propria innocenza, per dichiarare pubblicamente di non essere colpevoli di nulla, e di volere invece esaltare la “conoscienza trascendentale unita alla bellezza dell’universo e dell’essere umano”. Da qui in poi il corso delle cose accelera. I concerti diventano sempre più frequenti e le persone coinvolte aumentano di conseguenza, raggiungendo il culmine in quella che, appunto, passerà alla storia come “Summer of Love”. Il preludio di quell’indimenticabile e unico evento fu il cosidetto “Human be in”, ideato e organizzato da Michael Bowen, e inteso come un vero e proprio raduno di tribù. L’evento si svolge il 14 gennaio del 1967, presso il Golden Gate Stadium, e viene presentato come l’opportunità di riunire sotto un’unica bandiera due fazioni filosoficamente divergenti, anche se appartenenti entrambe alla controcultura californiana. Da una parte ci sono i “Radicali di Berkley” che promuovono una militanza impegnata contro il governo americano e la sua politica – sopratutto la guerra in Vietnam – e dall’altra la comunità Hippy di Haigh Ashbury, votata alla non violenza e al cosidetto “Flower Power”. Due giorni prima dell’evento, il 12 gennaio, un comunicato stampa diramato dall’attivista Jerry Rubin, ribadì che il Be In avrebbe mostrato Hippy e Radicali uniti in nome di un comune obbiettivo: “chiamarsi fuori dai giochi politici e dalle istituzioni, che opprimono e disumanizzano il popolo degli Stati Uniti, e creare una Comunità guidata da “Peace & Love”, in grado di far nascere nuovi tipi di relazioni umane. All’alba del 14 gennaio, ventimila persone avevano già occupato il Golden Gate Park, salutando il giungere del giorno con canti, incensi, fiori e bandiere… accompagnati dal suono di centinaia di percussioni e dalle canzoni dei Jefferson Airplane e dei Grateful Dead.
Con questo evento, a cui sono presenti anche numerosi media, San Francisco diventa la protagonista assoluta di un vero e proprio fenomeno culturale. La città si presenta come il simbolo di un nuovo movimento di protesta e controcultura che sta alla base di un rinnovamento spirituale e di quella che è una vera e propria rivoluzione musicale. Il richiamo, per la nuova generazione è enorme, e migliaia di giovani iniziano a confluire in città, con destinazione Haigh Ashbury, suscitando perplessità e preoccupazione nelle autorità, che non vedono di buon occhio questa realtà e cercano di fermare questo vero e proprio pellegrinaggio. Ma è un’impresa praticamente impossibile. Il 5 aprile, i leader della Comunità Hippy annunciano pubblicamente la formazione del “Consiglio della Summer of Love”, vero e proprio organo operativo in grado di gestire un evento che ormai può essere tranquillamente definito di portata mondiale. Tra i membri del Consiglio spiccano i redattori del San Francisco Oracle e i Diggers  la tribù più influente – i quali chiedono alla città di dare il benvenuto all’enorme corrente di giovani che preme alle sue porte, chiedendo nel contempo la benedizione del Santo da cui la medesima prendeva il nome. L’intera comunità si mette all’opera, trasformando Haigh Ashbury in un quartiere capace di reggere l’impatto con il più grande evento che San Francisco abbia mai ospitato. I Diggers aprono una clinica medica gratuita, e fa la sua comparsa un negozio che fornisce gratuitamente a tutti i pellegrini beni di prima necessità. Cavalcando questa onda inarrestabile, la Gray Line Bus Company istituisce il “San Francisco Haigh Ashbury District Hippye Tour”, durante il quale i visitatori vengono guidati nel quartiere, per osservare la quotidianità dei suoi abitanti, arrivando al punto di offrire anche un glossario dei termini Hippy.

god-summer-of-love
Gli eventi superano di gran lunga lo spirito della manifestazione, snaturandola e rendendola del tutto simile alla società della quale voleva discostarsi. Comunque, ormai ci siamo, la Summer of Love è alle porte….
Il 5 maggio viene pubblicato un disco singolo destinato a diventare l’emblema di tutto questo.
Si tratta della famosa “San Francisco” cantata da Scott McKenzie, e scritta da John Phillips, voce dei Mamas & Papas. Il successo è immediato e il 45 giri raggiunge la vetta della classifica, contribuendo ulteriormente a lanciare l’evento. Il brano viene anche scelto per pubblicizzare l’imminente
“Monterey Pop Festival”, che si terrà tra il 16 e il 18 giugno successivi, durante il quale si esibiranno, tra gli altri, The Who, Grateful Dead, The Animals, Jefferson Airplane, Otis Redding, The Byrds e, sopratutto, The Jimi Hendrix Experience. Fu questo Festival, assieme a tutta una serie di concerti minori, l’elemento che fece conoscere al mondo quello che stava accadendo a San Francisco. L’inizio ufficiale della Summer of Love, viene fatto coincidere, simbolicamente, con il solstizio d’estate, e il San Francisco Oracle esce con una edizione speciale e l’invito ufficiale a una cerimonia per celebrare la prima alba dell’estate, che si tiene sulle colline di Twin Peaks. Descrivere quello che in quei mesi accadde è impossibile, ma si può dire che furono sicuramente l’apice e, nel contempo, l’epilogo, delle speranze di una generazione realmente convinta di poter cambiare le cose con la filosofia “Peace & Love”.
Purtroppo però, le cose erano diverse. Dopo mesi di concerti, raduni, feste e spettacoli teatrali, Haigh Ashbury inizia, mestamente a svuotarsi, ritornando a una realtà che pare ancora più grigia della precedente. L’immagine rimandata dal quartiere è quella di un generale deterioramento, dovuto anche agli episodi di violenza e criminalità inevitabilmente accaduti, e al diffuso abuso di droghe che ha cancellato l’entusiasmo iniziale. La comunità hippy si rende drasticamente conto che la centralità dell’evento è stata fagocitata per rispondere all’immagine richiesta dai media. Questo brusco risveglio spegne letteralmente le speranze e le aspettative di molti, generando un’ineluttabile senso di sconforto, che sfocia in un deprimente senso di fallimento. E’ ormai la fine, e l’autunno viene a chiudere il cerchio. Dopo che la maggior parte dei partecipanti alla Summer, ha ormai lasciato la città. Un piccolo gruppo di hippy rimasti mette in scena un simbolico funerale, chiamandolo “The Death of the Hippie” e celebrandolo al Buena Vista Park, il 6 ottobre del 1967; esattamente un anno dopo il decreto che dichiarava illegale l’uso di LSD. Con questa iniziativa, si attua il desiderio di segnare simbolicamente la fine di un era, senza rinunciare a rivendicarne i sogni e gli ideali che ne erano stati gli artefici. In pratica è la fine di un’era che viene sepolta per lasciare spazio a risposte più dure e violente. La comunità hippy resta un ideale più spirituale che fisico, e lentamente perde contatto con la realtà. Quei giorni gioiosi e pieni di speranza restano un ricordo lontano, capace però di riscaldare ancora i cuori di tutti coloro che hanno avuto la possibilità di viverli e, nel contempo, possono essere letti come il tentativo di creare un mondo più equo e sostenibile.

Abbiamo ancora molto da imparare da quella esperienza, sopratutto quando giudichiamo le nuove generazioni. In loro spesso non ci riconosciamo, dimenticando lo spirito di rivolta e di rivalsa che infiammava i nostri cuori. La Storia, quella con la esse maiuscola è sovrana e ci indica la strada da seguire… sta a noi seguirla, rimettendoci in gioco e cercando di dare nuova vita al fuoco che ci ardeva dentro. Un fuoco che si è sopito ma che non si è certo spento.

 © RIPRODUZIONE RISERVATA

2 pensieri riguardo “5 aprile 1967… “Summer of Love“ – di Maurizio Garatti

  • Novembre 4, 2015 in 8:46 pm
    Permalink

    Splendido articolo! Questo argomento suscita inevitabilmente gioia nel ricordare e tristezza nel constatere che purtroppo quella stagione è passata!

    Un abbraccio.

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.