3° biennale di poesia visiva “Ille-sur-Têt”: omaggio a Joan Brossa – di Angela Caporaso

Quest’anno, da maggio a settembre, la Terza biennale di poesia visiva “Ille-sur-Têt” rende omaggio al poeta catalano Joan Brossa con una serie di appuntamenti che si svolgeranno a Perpignan (presso la Médiatèque, fino al 15 giugno, e poi presso la Librairie Torcatis dal 20 giugno al 21 luglio) che a  Ille sur Têt (presso la Galerie Treize (13) fino a metà settembre). L’evento, curato da André Robèr e Daniel Van de Velde ha avuto il sostegno della Fondazione Joan Brossa di Barcellona e ha visto la partecipazione di opere inviate dai seguenti paesi: Argentina, Belgio, Brasile, Colombia, Francia, Germania, Giappone, Indonesia, Italia, La Réunion, Paesi Bassi, Spagna, Svizzera, Ungheria, Uruguay e USA. I lavori pervenuti, tutti dai tratti rigorosamente sperimentali, rendono omaggio a Joan Brossa (1919 – 1998),  uno dei massimi esponenti della poesia visiva, colui che ha fatto dell’unione tra parola e immagine un autentico strumento di libertà dando alle sue poesie, tutte scritte in catalano, un carattere sottilmente ironico e allusivo ottenuto grazie all’uso volutamente giocoso e sapiente sia delle parole che delle singole lettere. Infatti Joan Brossa, instancabile genio creativo, deve la sua fama internazionale soprattutto alle sue irriverenti sperimentazioni verbo-visive che hanno fatto di lui un autorevole maestro nel campo della creazione  di poemi visuali e di poemi oggetto. Vero e proprio pilastro dell’avanguardia artistica catalana e spagnola, Brossa va ricordato anche per il suo impegno politico e sociale e per il suo lavoro di drammaturgo, grafico e artista plastico. Inoltre, vanno menzionate le sue collaborazioni con artisti importanti, quali, ad esempio, i pittori Joan Miró e Antoni Tàpies, e i musicisti Josep Maria Mestres Quadreny e Carles Santos. Delle numerose poesie visive in mostra diremo che alcune sono coloratissime, altre invece in bianco e nero, alcune manifestamente dialoganti con l’opera di Brossa, altre connotate soprattutto dall’urgente bisogno di mescolare più linguaggi espressivi, tutte comunque contraddistinte da una lampante volontà di sottrarre la poesia ai dettami di una sola lingua e di un solo medium, in modo da forzare qualsiasi limite prestabilito imposto, per conferirle infine lo stesso carattere di universalità proprio dei lavori di Joan Brossa.

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