Francesco De Gregori: “Bufalo Bill” (1976) – di Riccardo Panzone

Una persona apollinea è ispirata da Apollo e dal Sole che illumina ogni giorno il mondo, compiendo la stessa ed identica geometria: un’intelligenza intrisa di logica, fedele e ligia al rispetto dell’ordine costituito delle cose e dalle ineludibili leggi che governano la Terra. Lo spirito Dionisiaco è figlio di Dioniso, dio dell’ebbrezza: geniale e confusionario, creatore, creativo e figlio del caos, curioso di tutto fino all’estremo delle proprie forze tanto che, spinto dalla curiosità e dall’incoscienza, Dioniso stesso dalla Grecia si spinge, primo tra gli uomini, fino ai confini dell’oceano estremo che lambisce le coste dell’India, alimentando anche le gesta di Alessandro il Grande. Questa distinzione tra archetipi umani è operata, per la prima volta in modo compiuto, nell’opera di Friedrich Wilhelm Nietzsche “La nascita della Tragedia” (1872) e trova la sua chiosa nell’individuazione del cosiddetto spirito “sublime” individuato quale perfetta crasi dell’uomo apollineo e di quello dionisiaco, un archetipo che riesce a fondere l’estro della creatività con la logica e il metodo necessari al compimento della propria opera. Divertente il siparietto imbastito da Luciano De Crescenzo nel suo “Storia della filosofia” (1986) in cui l’autore, da bravo Napoletano, ricostruisce in termini calcistici l’individuazione dei tre concetti: Professore, ma Platini era apollineo o dionisiaco? “Platini, geometrico e assolutamente apollineo”… e Cruiff, Pofessore? “Tutto Dionisiaco”… e Maradona“Maradona, entrambe le cose, apollineo e dionisiaco, quindi sublime”
“Tra bufalo e locomotiva, la differenza salta agli occhi, la locomotiva ha la strada segnata, il bufalo può scartare di lato e cadere.” (Francesco De Gregori – Buffalo Bill)Il brano Buffalo Bill di Francesco De Gregori, pubblicato nel 1976 dalla RCA all’interno dell’omonimo album, sembra esprimere in questa semplice strofa, forse involontariamente, la sintesi dei concetti sopra espressi. La locomotiva, in modo geometrico ha la “strada segnata”, una strada rassicurante da cui non può in alcun modo divagare, una strada che, in modo quasi rinunciatario, viene percepita come l’unica via possibile per raggiungere un ipotetico e lontano orizzonte. La locomotiva è apollinea. Il Bufalo, selvaggio e imprevedibile, è libero da ogni vincolo precostituito, forse inconcludente ma vivo: il Bufalo può allontanarsi dalla via tracciata, può alzarsi dalla sedia assegnatagli dal destino e, pertanto rischia “di cadere” ma cadendo può percepire se stesso come altrettanto libero, altrettanto vivo
Il bufalo è la rappresentazione del Dionisiaco. La verità, in fondo, è che operare una standardizzazione relativa alla natura umana non era l’obiettivo di Nietzsche e non è un modo rispettoso di considerare la stessa natura umana: l’uomo non va considerato un “monolite”, sempre uguale a se stesso, quanto piuttosto un caleidoscopio in grado di mutare la propria forma e la propria immagine, dinanzi agli occhi di chi lo osserva. L’uomo può racchiudere nel proprio essere, allo stesso modo, l’apollineo e il dionisiaco, la logica e l’estro ed è, pertanto, ontologicamente sublime. Un’ultima annotazione, tanto per dare più forza alle nostre teorie… in sala d’incisione, per la realizzazione di “Bufalo Bill”, alla chitarra c’era Ivan Graziani, anche se nessuno si peritò di menzionarlo tra i musicisti nell’Album. Eppure Ivan era (e sempre sarà) sublimeapollineo e dionisiaco allo stesso tempo appunto.

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