Alekos Panagulis… “Un Uomo” – di Riccardo Panzone

“s’agapò tora ke tha s’agapò pantote”. Cosa significa? / Significa: ti amo ora e ti amerò sempre. Ripetilo. / Lo ripeto sottovoce: “e se non fosse così?” / Sarà così. / Tento un’ultima vana difesa: Niente dura per sempre, Alekos. Quando tu sarai vecchio e… / Io non sarò mai vecchio. / Sì che lo sarai. Un celebre vecchio coi baffi bianchi. / Io non avrò mai i baffi bianchi. Nemmeno grigi. / Li tingerai? / No, morirò molto prima. E allora sì che dovrai amarmi per sempre. (da “Un Uomo” di Oriana Fallaci). Se Achille non avesse avuto Omero, oggi nessuno ricorderebbe il figlio di Peleo… se Alexandros Panagulis (detto Alekos) non avesse avuto Oriana Fallaci, oggi quello del Patriota ellenico sarebbe un nome sconosciuto ai più. Sullo sfondo, la Grecia: terra di miti ed eroi, landa montagnosa densa di tragedia e passione che, ancora adesso, dopo secoli, ricorda al mondo cosa è nascosto davvero dietro al termine DemocraziaLa prima parte di “Un Uomo”, pubblicato nel 1979 dalla Rizzoli, è una discesa agli inferi in cui all’amaro della sconfitta e del fallimento, destino che spesso accomuna chi si immola in nome della Libertà e della Giustizia, si sostituisce la crudeltà della tortura, raccontata da Oriana Fallaci in modo minuzioso, ad opera degli aguzzini del terribile Geōrgios Papadopoulos, colonnello tra i colonnelli nella Grecia del dopoguerra. Ma come è iniziata, la tragedia finisce per lasciare spazio alla ritrovata Santa Libertà e all’amore: un amore fuori da ogni canone, che nasce e cresce tra l’esponente della resistenza Greca e la scrittrice che fa spada della propria penna e virtù del proprio coraggio e della propria curiosità; un amore fatto di battaglie, ideali, incomprensioni, paura e passione; un amore tra un uomo e una donna che il destino aveva riservato l’uno alle braccia dell’altra, non altrove, ma in quel preciso istante e luogo in cui si erano incontrati. Come per l’eroe Omerico Achille, quello di Panagulis era, tuttavia, un fuoco così intenso da non poter essere alimentato troppo a lungo; come il figlio di Peleo, sembrava aver scelto una vita ricca di gloria ma breve, sacrificando un’intera esistenza in cambio di un momento di luce accecanteIl triste prologo del romanzo e del libro trascina il lettore nel tragico preludio all’ultimo viaggio di Alekos: la rassegnazione dinanzi ad un sistema che non può essere cambiato dall’agnello sacrificale di turno si alterna alla passione degli ultimi giorni intrisa di paura della morte che è, appunto, propria di un Uomo e non di un’eroeQuest’Uomo, folle e testardo, aveva subito la tortura e il carcere per lunghi anni (fino ad essere rinchiuso in un bunker costruito per lui detto “la tomba”) per la sua opposizione al regime dei colonnelli,  e per l’esecuzione del fallito attentato contro il capo del regime Papadopoulos. Affrontò il processo e il carcere sprezzante e in divisa, mai domo… e l’unico atto di cedimento, forse, lo ebbe la notte che riuscì a risolvere il Teorema (o congettura) di Fermat senza poterlo scrivere dimostrandolo. Il pianto disperato e la rabbia di quell’episodio però non fece altro che renderlo più forte nell’impari lotta contro i suoi aguzzini che durò per anni. Dopo l’ennesima mobilitazione popolare venne rilasciato e riuscì anche a vedere il ritorno della democrazia nel suo paese… anche se ben presto capì che il potere era simile a se stesso sempre e comunque. Continuò a combattere le sue strenue battaglie fino al primo di maggio del 1976, quando morì in un misterioso incidente automobilistico che di fatto fu un’esecuzione accertata dalle perizie di parte commissionate da Oriana Fallaci e dagli amici italiani di Alekos. Molte circostanze hanno fatto pensare che la sua morte fosse legata a quella di Pier Paolo Pasolini e al suo ultimo romanzo incompiuto… Petrolio. Durante il suo soggiorno in Italia, Alekos ebbe un sodalizio artistico con Pasolini e lo aiutò nelle indagini per la stesura del romanzo che racconta le vicende legate alla morte di Enrico MatteiMolte delle poesie, scritte in carcere da Panagulis, sono state successivamente trasposte in musica da un altro grande Greco dell’epoca, Mikis Theodorakis, perseguitato anch’egli dalla dittatura fascista dei colonnelli; Ennio Morricone, invece, ha ispirato una sua opera al libro di Panagoulis “Vi scrivo da un carcere in Grecia”.

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