The Smashing Pumpkins: “Mellon Collie and the Infinite Sadness” – di Valerio Tirelli

Quel che resta davvero di un’esistenza sono le emozioni… fuggevoli e brevi all’apparenza, eppure indelebili, come scolpite nella roccia, come monumenti stagliati nel profondo dell’anima.
Certi dischi diventano monumenti di un attimo, per sempre… e certi altri ancor di più, se tentano di raccontare le emozioni bambine dell’essere umano.
A un certo punto della loro storia, gli Smashing Pumpkins sentirono che bisognava ancora dire qualcosa sulla giovinezza e sui sentimenti contrastanti che avvolgono l’adolescenza.
Nel 1995, a Seattle, i ricordi e i rimpianti per un recentissimo passato svanito in breve tempo ammutolirono tutti.
I Nirvana non esistevano più e gli altri di quella vulgata si stavano spegnendo come candele accese.
Chicago invece, gli Smashing Pumpkins, reduci da un successo come Siamese Dream, decisero di raccontare ancora una volta – forse l’ultima – l’universo Grunge…  come avvolto in un sogno malinconico carico di emozioni, di adolescenti vaganti da un’alba all’altra degli anni 90.
Nasce così Mellon Collie And The Infinite Sadness, in forma di Scatola musicale animata da un carillon. La title track emerge da un mondo diverso fatto di atmosfere rarefatte, che già si percepisce nella bella copertina del disco; seguono Tonight Tonight, Zero e 1979… musica orchestrale, hard rock e pop si fondono insieme per trasportaci in un viaggio di un giorno che rappresenta il nuovo manifesto di una nuova generazione.
Così nasce il post-Grunge, con Bullet with Butterfly Wings e Jellybelly, alla ricerca di un nuovo approccio, anche di stampo Progressivo… seppur molto personale fino alla psichedelia in Porcelina of the Vast Oceans e Thru the eyes of ruby.
Soprattutto gli ascoltatori più attempati e lontani dal genere possono cogliere nitidamente ciò che Billy Corgan e compagni volevano raccontare: un viaggio di un giorno gravido dello scibile musicale… dalla fine degli anni 60 fino al 1995. Operazione non facile ma decisamente riuscita, forse quella più riuscita in quel periodo. La malinconia è il  filo conduttore  che si propaga magicamente per tutte le tracce del triplo lp (o doppia musicassetta e cd); e la consapevolezza che “il mondo è un vampiro”
e tutti noi siamo lanciati come proiettili con ali di farfalla.
In un passaggio di To Forgive c’è una frase che identifica più di tante altre l’idea della Generazione X e di chi non voleva dissolversi nell’infinita massa: “Mi dimentico di dimenticare che niente è importante”.
Essere e non esistere insomma… non dimenticare e creare spazi interiori per la Memoria costi quel che costi e al prezzo di un’infinita tristezza.

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Un pensiero riguardo “The Smashing Pumpkins: “Mellon Collie and the Infinite Sadness” – di Valerio Tirelli

  • Gennaio 23, 2016 in 10:36 am
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    È un’opera incredibile. È ai primi posti della mia personale top ten. È la colonna sonora dei miei viaggi in auto (rari ormai). È … È …. È …. È un universo molto profondo, crudelmente mieloso e fagocitante. Corgan è un altro bel genio. Con conoscenze profonde in campo artistico, non solo musicale. Con le sue idee spera di stupire e scuotere le menti. Mette in guardia dalle sdolcinate icone mediatiche. La vita é paura, perdita e abbandono. Bisogna armarsi, cercando di capire quale sia la nostra personalissima strada. Ci accompagneranno persone (a volte angeli, a volte demoni), ma la strada è nostra e solo nostra. Da questa realtà non si sfugge: siamo soli.

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