Charles Mingus: “Changes One”/”Changes Two (1975) – di Ubaldo Scifo

La prima breve esperienza di Charles Mingus ai suoi esordi, nell’orchestra di Duke Ellington, ebbe un rapido e disastroso epilogo. Come lui stesso racconta con rammarico, prima del concerto all’Apollo Theatre, in seguito a un diverbio dietro le quinte con Juan Tizol, trombonista e arrangiatore dell’orchestra che lo aveva etichettato come “uno dei tanti negri della banda che non sanno leggere” (uno spartito, n.d.r.) reagì prendendolo a calci in culo. Seguirono tafferugli tra i due anche all’inizio dell’esibizione dell’orchestra, Mingus spaccò la sedia del suo nemico con un’ascia da pompiere, per cui Ellington ritenne di doverlo licenziare, per evitare ulteriori problemi. Tuttavia il “Duca” aveva potuto rendersi conto del talento di quel geniale musicista e un po’ di anni dopo lo volle con sé per la registrazione dell’album “Money Jungle“, pubblicato nel 1963 per la Blue Note, in trio con Max Roach alla batteria. Mingus aveva una grande ammirazione per Ellington, anche per le sue posizioni nette a favore della difesa dei diritti degli afroamericani, delle lotte per l’uguaglianza e il riscatto razziale, che avevano ispirato opere come la famosa suite Black, Brown and Beige (di cui Ellington propose  una versione su disco nel 1958) e fu influenzato da quella musica per tutta la durata della sua vita artistica.
Era rimasto abbagliato dall’impatto sonoro dell’Orchestra di Ellington, dalla sua eleganza, dalla inconfondibile, avvolgente, atmosfera creata da quello straordinario Ensemble… tutto questo si avverte in “Changes One” e “Changes Two“, registrati nel 1974 e pubblicati nel 1975 per la Atlantic. Nel 1974 muore Duke Ellington e questi album diventano un eccezionale tributo da parte di Mingus che nella sua Duke Ellington’s Sound of Love fa rivivere tutto lo splendore degli anni magici della swing orchestra del suo Maestro: “Ero giovane e spensierato, nessuna canzone aveva raggiunto la mia anima. Perso nel blues, nel jazz e nel ragtime, nessun suono si avvicinava al mio stato d’animo. Ero alla ricerca della mia personale melodia, amore e blues che mi facessero innamorare. Completamente solo, triste pagliaccio con il suo circo definitivamente chiuso. Perso nel mio vagabondaggio, una melodia ardente raggiunse il mio cuore. Mi insegnò a percepire la musica che nasce dall’amore e dall’anima, in questa vita infinita che noi viviamo con l’amante e con l’amata. Come in un “ellingtoniano suono d’amore” (Charles Mingus).

Charles Mingus durante le sessioni di registrazione “era normalmente schivo, ma la sua presenza è sempre stata sentita”, come riferiva Ilhan Mimaroglu, che produsse i due album. Questo rende perfettamente l’idea del rapporto che il musicista aveva con la sua band, traducibile invi lascio i vostri spazi all’interno di una composizione ma a condizione che la parte improvvisata non sia una banale sequenza di note e rispetti le mie idee. Mingus conosceva benissimo i suoi sidemen con i quali, dopo due anni di collaborazione, aveva raggiunto un’intesa perfetta e, loro, un’approfondita conoscenza delle sue idee. Solo questo ha consentito l’interpretazione e l’esecuzione di brani lunghi e articolati come Orange Was The Colour Of Her Dress Then Silk Blue, composizione ricca di repentini cambiamenti di atmosfere e di tempi, dovuti al rincorrersi di temi appena abbozzati, non completamente sviluppati e lasciati cadere, dentro i quali ognuno dei musicisti dice la sua in poche battute per cambiare corsa dietro il suggerimento del contrabbasso di Mingus che detta ritmi e indicazioni sulla struttura.
Tutto scorre con fluidità mentre Don Pullen al pianoforte lega questi “scampolidi musica, che potremmo definire takes attraverso un sensibile lavoro di attenzione a tutto quello che succede, specie ai cambi di passo, sorretto da un Dannie Richmond al meglio di sé alle percussioni. Troviamo la stessa complessità in Sue’s Changes, che Charles dedica alla moglie e ai suoi cambiamenti di umore. George Adams, sassofonista tenore, gioca un ruolo fondamentale, rappresenta l’urlo di Mingus, la sua ribellione, la sua irrequietezza, ma anche la sua tenerezza in brani come Duke Ellington’s Sound Of Love, che troviamo in due versioni, una strumentale e l’altra cantata da Jackie Paris, in cui suona la tromba, solo in questa occasione, Marcus Belgrave. Devil’s Blues è un bluesaccio marcato Mingus e urlato da George AdamsJack Walrath, che esegue un assolo da applauso in For Harry Carney, completa l’elenco dei musicisti.

Changes One: 1. Remember Rockefeller at Attica (5:56).
2. Sue’s Changes (17:04). 3. Devil Blues (9:24).
4. Duke Ellington’s Sound of Love (12:04).
Charles Mingus: contrabbasso. Jack Walrath: tromba.
George Adams: sassofono tenore. Don Pullen: pianoforte.
Dannie Richmond: percussioni.
Changes Two: 1. Free Cell Block F, ‘Tis Nazi U.S.A. (6:56).
2. Orange Was the Color of Her Dress, Then Silk Blue (17:32).
3. Black Bats and Poles (6:22). 4. Duke Ellington’s Sound of Love (4:15).
5. For Harry Carney (7:59).
Charles Mingus: contrabbasso. George Adams: sassofono tenore.
Marcus Belgrave: tromba. Jack Walrath: tromba. Don Pullen: pianoforte.
Dannie Richmond: percussioni. Jackie Paris: voce.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: