“Opera Buffa”… la Satira di Francesco Guccini – di Daniele Vasco

Il lato comico (meglio, satirico) e la capacità d’intrattenere il pubblico di Francesco Guccini, sono elementi riconosciuti e accertati da tutti quelli che apprezzano e seguono entusiasti la sua scintillante carriera… ormai ben oltre le cinquanta primavere. Il suo essere, prima che musicista, uomo di Cultura a tutto tondo, studioso esperto della linguistica storica e dei dialetti… docente di Lingua Patria, traduttore, attore, sceneggiatore, autore di Letteratura e Fumetto; lo rendono un artista unico e non annoverabile semplicemente nella categoria dei cantautori. Francesco è un cantore d’altri tempi, un menestrello medioevale che ha avuto il coraggio e il merito di preservare la tradizione più pura del racconto cantato, pur ottenendo larghissimo tributo da un pubblico proiettato, già ai tempi del suo esordio, verso moderni orizzonti Rock.
La sua carriera musicale inizia nel 1959 con testi scritti per il rock ‘n’ roll ma, già al suo debutto discografico ufficiale del 1967, lo ritroviamo immerso nel folk della tradizione italiana, magistralmente condito con le vecchie e nuove tendenze d’oltreoceano… dal Blues parlato alla canzone di protesta.
Insomma, il suo primo Folk Beat N.1, firmato semplicemente Francesco, annuncia già Opera Buffa del 1973
e la sua natura di impareggiabile cantastorie e autentico custode della tradizione orale del suo e d’altri tempi. 
Guccini, dopo quattro dischi ormai mitici (Folk Beat N.1, Due Anni Dopo, L’Isola Non Trovata e Radici) in cui il suo grandissimo talento poetico e narrativo si era pienamente manifestato (Noi Non Ci Saremo, L’Atomica Cinese, Statale 17, Il Sociale e L’Antisociale, Primavera di PragaVedi CaraL’Isola Non Trovata, Asia, l’intramontabile La Locomotiva, Piccola Città, Incontro e tanti altri indimenticabili brani) registra, in due serate live tenutesi a Roma (Folkstudio) e Bologna (Osteria delle Dame), quello che sarà il suo più originale lavoro discografico…
Opera Buffa, costituito da sole sei canzoni, cinque inedite e originali e una reinterpretazione di un brano popolare del dialetto emiliano; l’album regala la possibilità di godere appieno della strabiliante Satira del Cantautore, sulle note di una fantastica chitarra folk. Le registrazioni in presa diretta, furono poi completate da sovraincisioni di studio che aggiunsero alle sole chitarra e voce, percussioni e violino.
Storie semplici e comuni che nel fortunato pubblico presente durante l’esecuzione, scatenano di volta in volta risate accorate e trepidante partecipazione; magistralmente raccontate da un consumato Attore, capace di coinvolgere chiunque nei suoi quadri musicali.
Apertura affidata a Il Bello, storia del classico “lumacone da balera”, tenebroso giovane per cui tutte spasimano, amante delle serate mondane, delle belle donne… che conquista con il solo sguardo e che usa per il suo solo piacere e divertimento… sempre in groppa alla sua moto Gilera. Una critica pungente di un mondo notturno fatto di uomini impomatati, balli lenti, luci soffuse, donne in cerca di divertimento o del principe azzurro. Un universo patinato di provincia, raccontato con un filo di salace ironia… un tango argentino solare, ritmato e passionale accompagna la voce profonda ed espressiva di Guccini.
Segue la poetica Di Mamme Ce N’è Una Sola. Una canzone romantica, basata su arrangiamenti che ricordano la più appassionata canzone napoletana, con echi orientaleggianti molto suggestivi e coretto di prammatica… La storia di un emigrato, che ricorda la “terra natia lontana” e “La Mamma”… senza trascurare i reconditi desideri e le avventure vissute in terra straniera. La canzone non risparmia battutine leggere ma puntuali, esplorando tutti i luoghi comuni riguardanti il maschio…. stanziale o emigrato che sia.
A questo punto si passa a una canzone dall’argomento serio e impegnato: nientepopodimenoche
La Genesi, brano che viene subito indicato dall’Autore come “ispirato dall’Alto”.
La Creazione, raccontata dal punto di vista del suo artefice… un Dio che parla in dialetto modenese.
La noia e la solitudine spingono un “vecchio con la barba bianca” a riempire un Universo vuoto e senza TV. Costruito l’apparecchio a tubo catodico… un boato. La Terra nasce con l’aiuto di un cortocircuito elettrico. Tra discussioni con un giovane e spiantato Lucifero (ancora tra le schiere dei Cherubini e non all’Inferno, degno compare in questo, di Suo Figlio) e lavori di costruzione, animali, luci e ombre, caldo e freddo, bollette elettriche, idee innovative, battute di scherno e quant’altro possibile… la canzone ripercorre l’Antico Testamento con un racconto davvero esilarante… e poi Il Cinema, i sogni di una ragazza degli anni ’50.
Fantoni Cesira, figlia di un padre alcolizzato e orfana di madre, vincendo un concorso viene avvicinata da un sedicente produttore che le promette mari e monti, in cambio delle sue grazie. 
Tra topless, prostituzione, pellicole, fotografie, amanti e lustrini, si consuma l’effimera ascesa di Cesy Phantoni (come si farà chiamare poi) attrice richiestissima e ambita. Inevitabile ed emblematica la morale finale…
“Per aver soldi, la fama e la gloria bisogna essere un poco puttana”.
Talkin’ Sul Sesso è invece un Blues parlato che racconta e spiega, tra frizzi e lazzi satirici e raffinati sfottò,
la “Moda Del Sesso”. Da Dante Alighieri ai giorni nostri, Francesco evidenzia da par suo come spesso il sesso venga ridotto miseramente a bene commerciale. Con tutti i controsensi e le stupide censure possibili Chiesa e Scienza si accapigliano su cosa è giusto e cosa è sbagliato.
L’Argomento pruriginoso prosegue e chiude il disco con La Fiera Di San Lazzaro, canzone popolare del folklore tipicamente bolognese. Cantata in dialetto e tradotta strofa per strofa in italiano per il pubblico ormai in delirio.
Una canzone dal gusto comico intrisa della tradizione del dire e non dire che narra gli escamotages di un ragazzotto per fornicare con una ragazzotta durante una sagra paesana.
Sesso di contrabbando e imbarazzo nell’essere scoperti da una vecchietta, che si rivela l’opposto di quello che normalmente si vuole credere.
Un album divertente e gustoso… il più particolare della discografia di Francesco Guccini.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

opera buffa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.