Editoriale – Il prezzo della Musica – di Maurizio Garatti

Il consueto cambiamento annuale legato alle imminenti Festività Natalizie è in atto già da diversi giorni.
Il mondo che ci circonda si trasforma in un variegato susseguirsi di sfavillanti luci, ammiccanti vetrine in cerca di clienti, e jingle musicali che arrivano da ogni dove; il tutto condito da presepi e alberi che spuntano un po’ ovunque.

Natale è alle porte, e con esso arriva puntualmente quella sorta di frenesia che spinge tutti agli acquisti più disparati: quelli attesi per tutto l’anno.
Già da qualche giorno, davanti casa, sono comparse scatole figlie di televisori sempre più grandi e sofisticati, accompagnate da altre più piccole che contenevano gli oggetti più disparati:
un elettrodomestico, un nuovo componente per il nostro impianto hi-fi, e via dicendo.
Sono regali che ci siamo fatti e per i quali non abbiamo voluto attendere la data canonica del 25 dicembre.
A seguire arriveranno gli altri, cellulari e tablet di nuova generazione, più complicati e spesso inutili, ai quali si aggiungeranno gli imballi dei generi alimentari più vari e inusuali. Gli italiani si gratificano attraverso questo shopping estremo, cercando di esorcizzare, o quantomeno di accantonare momentaneamente, un presente e un futuro sempre più incerti.
In mezzo a tutto questo c’è ovviamente spazio anche per la nostra beneamata musica.
Tutti noi abbiamo tralasciato cose che avremmo voluto acquistare, e in questi giorni possiamo permetterci la piccola ma significativa gioia di scegliere qualcosa da mettere sotto l’albero. Ovviamente i discografici sono perfettamente consapevoli del fatto, e cercano in tutti i modi di invogliarci all’acquisto proponendo strenne che promettono meraviglie, interessati però sopratutto a riciclare materiale già acquisito da tempo, e quindi senza grossi costi aggiuntivi.

Per noi invece il discorso è diverso.
A fronte di una serie impressionante di Box e Super Deluxe Edition, ci troviamo a fare i conti con un badget che resta comunque limitato; è necessario quindi fare molta attenzione alla direzione verso la quale incanalare le nostre risorse finanziarie. Se da una parte troviamo edizioni per le quali ringraziamo il cielo, dall’altra ci troviamo di fronte a operazioni spesso discutibili, o addirittura dannose.
Prendiamo ad esempio l’ultimo arrivato della serie dedicata a Bob Dylan
The Bootleg Series Vol.12: Bob Dylan 1965-1966 The Cutting Edge Deluxe Edition (6 CD).
Il periodo è quello giusto, il Dylan di quegli anni rivoluzionò letteralmente il mondo del Rock, pubblicando tre album fondamentali come Bringing It all Back Home, Highway 61 Revisited e Blonde On Blonde, ma… 
un Box di 6 Cd, contenente seconde, terze, quarte versioni dello stesso brano, arrivando all’assurda quantità di 20 tracce della sola Like A Rolling Stone!
Francamente ne possiamo fare a meno, e rivolgere la nostra attenzione ad altre uscite, sicuramente più calibrate e valide, come il notevole Box di 4 CD dedicato a quel monumento che corrisponde a…
The River, di Bruce Springsteen, comprendente sì materiale già pubblicato, ma anche un disco di inediti scartati all’epoca e di assoluto valore.
Poi abbiamo il bellissimo box di 3 CD dedicato ai Them, che raccoglie tutto quello che è stato pubblicato ai tempi, aggiungendo 24 tracce mai ascoltate prima, anche Live. E’ la prima volta che Van Morrison apre il suo scrigno del tesoro e, l’acquisto, a un prezzo comunque modesto, è ampiamente giustificato.
C’è poi la bella riedizione del secondo, sottovalutato disco della Allman Brothers Band
ossia Idlewild South, con una bella serie di inediti e un concerto spettacolare del 1970 e, infine
il notevole triplo Fare Thee Well, che documenta il concerto celebrativo per i 50 anni dei
Grateful Dead, con Trey Anastasio a fare le veci di Jerry Garcia.

Una serie di grandi uscite quindi, alle quali si uniscono operazioni di dubbio valore che non possono e non devono essere prese in considerazione.
Facciamo quindi attenzione a ciò che acquistiamo, privilegiando chi lavora in modo serio proponendo cultura musicale e non fondi di magazzino inutili e inascoltabili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

editoriale natale 2015

Un pensiero su “Editoriale – Il prezzo della Musica – di Maurizio Garatti

  • Dicembre 20, 2015 in 4:31 pm
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    Sono in linea con quello che ha scritto Maurizio. Ormai la logica del pagare di più un oggetto migliore è a dire poco superata. Come nella società attuale, piena di false identità, anche le merci seguono logiche di profitto false e ingannevoli. Camuffate e confezionate come rarità, vere ciofeche vengono spacciate per rarità. Bisogna essere vigili e soprattutto informati e, grazie a internet, questo lo si può fare facilmente. Personalmente sono una collezionista inesistente, perché non faccio come quelli veri. Per mancanza di vile denaro e voglia di possedere certi dischi che non avevo potuto acquistare all’epoca e per riavere quelli che ho prestato e mai più riavuti, ho iniziato ad acquistare vinili a poco con degli sbregoni pazzeschi, perché, intanto, a basso costo, hanno iniziato a produrre piatti che se ne inpippano dei solchi rovinati. Lo so che non é come ascoltare un disco perfetto con un impianto hifi stratosferico. Ma io, nella mia ignoranza, preferisco un brutto vinile dell’anno di uscita, a una ristampa perfetta giapponese.

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