Scott Weiland: una morte sospetta – di Rosanna Cornaglia

A volte succedono cose strane che ti lasciano sensazioni strane. Con l’avvicinarsi del 3 dicembre, da qualche anno, mi viene in mente all’improvviso un brano che mi è sempre piaciuto tantissimo. Si tratta di un singolo dei Velvet Revolver pubblicato l’8 giugno 2004 dalla RCA, inciso anche nell’album di esordio del gruppo, “Contraband“. La canzone che mi metto a sentire a palla è Fall to Pieces, poco dopo scopro che Scott Weiland, l’interprete di questo brano è morto proprio quel giorno, nel 2015. Sicuramente si tratta di una sensazione sbagliata, ma mi fa effetto pensare che mentre ascoltavo la sua voce stesse morendo, in modo semplice: se ne è andato dormendo. Lo hanno trovato esanime nel suo bus, in Minnesota, una delle tappe del tour dove Scott Weiland e i Wildabouts avrebbero dovuto esibirsi, esattamente alla Ballroom Medina. Si è indagato sulla causa della morte: senzari sultato. Scott, californiano di Santa Cruz, a fine ottobre di quell’anno avrebbe compiuto 48 anni
Nel 1992, assieme agli Stone Temple Pilots ottenne con l’album di esordio “Core” un buon successo. Deve però aspettare il 1994, quando i Pilots vengono consacrati alla fama con l’album “Purple“, con all’interno brani famosi come Interstate Love Song, Plush e VaselineScott nel 1995 era stato arrestato per possesso di crack ed eroina, stessa cosa nel 1998. Condannato per possesso di droghe quindi e obbligato a un periodo di disintossicazione. Questi episodi lo costringono a depennare tutti gli ingaggi, anche perché ormai si erano create profonde lacerazioni tra i membri della band. Il cantante, quando si unisce ai Velvet Revolver (con Slash e Duff McKagan appena usciti dai Guns n’ Roses), continua ad avere gli stessi rapporti aspri e difficili con i compagni, sempre a causa dai suoi problemi con la droga. Weiland, nel 2008, riprova con gli Stone Temple Pilots. Quest’avventura dura due anni, poi i Pilots lo estromettono e al suo posto viene assunto Chester Bennington, proveniente dai Linkin Park
Scott denunciò i suoi ex compagni ma perse la causaAnche con i Wildabouts il Nostro non sembrava troppo entusiasta e pareva rassegnato al suo declino (suonava in piccoli locali dove accorrevano fan nostalgici dei passati momenti di gloria). Era talmente deluso in quel periodo che, durante un’intervista, aveva dichiarato: “Vado in tour perché è l’unico modo per guadagnare qualcosa, ora che non si vendono più dischi“. La notizia della sua morte sconvolge Dave Navarro, storico chitarrista dei Jane’s Addiction, molto amico di Scott. Molto amareggiati anche tantissimi altri personaggi del rock: Nikki Sixx dei Motley Crue, Alice Cooper e parecchi altri. Tutta la storia della movimentata vita di Weiland la trovate nel libro “Not Dead And Not For Saledi Scott Weiland e David Ritz.

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